Le ambulanze giapponesi

On October 23, 2014, in Italiano, Life in Japan, Uncategorized, by 05. ilaria
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C’è una cosa che non smetterà mai di stupirmi in Giappone, anche dopo svariati mesi di residenza nelle vicinanze di una stazione dei pompieri. Sto parlando proprio… delle ambulanze (e dei fratelli camioncini dei vigili del fuoco)! Ebbene si, in Giappone le ambulanze sono gestite dai pompieri!

 

A differenza dell’Italia ed altri Paesi europei (ma credo anche dell’America, nonostante non ci sia mai stata), le ambulanze giapponesi non sono solamente dotate di lampeggianti e sirene, ma questi camioncini parlano tramite altoparlanti ad un volume assordante, sia di giorno che di notte. “Giro a destra, fai attenzione”; “Sto per girare a sinistra. Fai attenzione!”; se a semaforo verde stai attraversando la strada e vedi un’ambulanza avvicinarsi a sirene spiegate, questa ti chiederà gentilmente di sgomberare la strada e successivamente ti ringrazierà utilizzando, ovviamente, le forme più cortesi che il giapponese dispone.

Logicamente, con tutto questo frastuono, uno si aspetta che il mezzo di pronto soccorso stia viaggiando a velocità supersoniche. Se non ricordo male, in Italia per guidare un’ambulanza (o una camionetta dei pompieri) occorre possedere una patente speciale poiché questi autoveicoli possono viaggiare a velocità che superano i limiti consentiti dal codice stradale. Dalla mia breve esperienza in terra nipponica, invece, ho notato che mezzi di questo genere viaggiano a velocità non eccessivamente elevate, nonostante le sirene, i lampeggianti e gli altoparlanti.

Vi lascio un video per capire meglio:

In Giappone, però, non solo le ambulanze e le camionette dei vigili del fuoco parlano. Qualsiasi tipo di camioncino lo fa! Dai tipici camioncini che trasportano merce ai camion della nettezza urbana.

Per quanto riguarda le auto della polizia, sinceramente, non le ho mai sentite parlare né fare particolarmente chiasso. Sarà che vivo in un quartiere particolarmente tranquillo in cui gli abitanti si limitano a chiamare ogni ora un’ambulanza/camionetta dei pompieri anche in piena notte?

 

 

横浜~ Yokohama

On October 17, 2014, in Italiano, Life in Japan, Travel, by 05. ilaria
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Quando ho voglia di scappare dal caos di Tokyo, una delle mete più gettonate per una studentessa squattrinata e con poco tempo libero a disposizione è forse Yokohama (seguita logicamente dall’amatissima Kamakura). Può sembrare un controsenso, ma se dovessi dare una definizione di questa città sarebbe probabilmente “una città all’avanguardia alla pari di Tokyo, ma con l’aria di un paesino marittimo di provincia”. Ebbene si, “avanguardia” e “provincia” nella stessa frase.

Foto a random presa dal web

Yokohama (横浜, letteralmente “la spiaggia a lato”) è la seconda città più grande del Giappone (in 20 anni ha sorpassato Kyoto, Nagoya ed Osaka) con circa 3.700.000 abitanti (ma nonostante ciò, per le strade non c’è costantemente la marea di persone come a Tokyo!) .E’ la capitale della prefettura di Kanagawa e in poco tempo di possono raggiungere Tokyo (in meno di 40 minuti tramite diverse linee di treno), Kamakura, Hakone e l’area del Monte Fuji. Oggi Yokohama è anche un’importante porto commerciale e molte aziende che operano nel settore della biotecnologia e dei semiconduttori hanno sede qui. Inoltre la casa automobilistica Nissan ha la propria sede centrale in questa città. Yokohama ospita anche il la Landmark Tower, fino a pochi anni fa edificio con l’ascensore più veloce al mondo (ora il primato va a quello della Taipei 101 se non sbaglio) e fino allo scorso anno edificio più alto del Giappone; l’International Stadium, che ha ospitato i mondiali FIFA nel 2002; la Torre marittima (faro più alto del mondo); una delle più grandi China Town (中華街) del mondo; e la zona di Yamate con il cimitero degli stranieri.

Come mai a Yokohama ci sono così tanti riferimenti al mondo straniero e come ha fatto a trasformarsi da minuscolo “villaggetto” di pescatori a grande città?

Nel periodo Edo (1603-1867) nel paese era applicata la politica del 鎖国 (paese serrato) per la quale il Giappone era ufficialmente chiuso all’estero sia per quanto riguardava il commercio, che lo scambio culturale, che una qualsiasi visita da parte di stranieri.
La chiusura venne rotta forzatamente dagli americani, i quali inviarono in Giappone il commodoro Matthew Perry  a bordo delle 黒船 (navi nere). L’accordo, siglato tra gli americani e lo shogunato dei Tokugawa, imponeva l’apertura al traffico straniero di almeno un porto.
Il porto di Yokohama si aprì il 2 Giugno 1895.
Potete ben immaginare come sia stato semplice cominciare a svilupparsi dopo essere diventati la base dei commerci con l’estero. Il contatto con gli stranieri portò Yokohama ad essere la prima città con un giornale quotidiano (1870), l’illuminazione stradale a gas (1872) e la prima ferrovia, che connetteva Yokohama (stazione di Sakuragicho) a Tokyo (stazione di Shinbashi). Questa caratteristica di Yokohama ha portato anche alla formazione della 横浜中華街 Yokohama Chūkagai, ossia la Chinatown più grande del Giappone e di tutta l’Asia. Tuttavia gli stranieri continuavano a vivere separati dal resto degli abitanti giapponesi della città: vivevano infatti nel quartiere di Kannai (dentro la barriera), circondato da un fossato.

Durante Grande Terremoto del Kantō (1 Settembre 1923) venne distrutta buona parte della Yokohama di allora che venne poi ricostruita e poi ridistrutta dai bombardamenti americani della Seconda Guerra Mondiale. La città ovviamente è stata ricostruita di nuovo e in tempi più recenti sono arrivate una nuova metropolitana, il nuovo porto e ponti dalle linee moderne. Insomma, la Yokohama odierna con la sua aria da un lato cosmopolita e all’avanguardia e dall’altro tranquilla e provinciale.

In altre parole, “l’equilibrio giusto fra nutrimento e gusto” (cit).

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Lo scorso fine settimana sono andata a Ueno al Museo metropolitano di Arte di Tokyo dove, a partire dal 10 ottobre fino al 14 dicembre, verranno esposti quadri provenienti dagli Uffizi che delineano lo sviluppo dell’arte fiorentina fra XV e XVI secolo.

La galleria degli Uffizi è forse una delle più importanti in Italia e sicuramente è il museo più antico della città Firenze. Fondato con lo scopo di contenere le collezioni della famiglia De Medici, oggi è rinomato per le numerose opere d’arte di Sandro Botticelli, uno dei pittori più rilevanti del Rinascimento Italiano.

La mostra che si sta svolgendo a Tokyo, la prima al mondo dedicata agli Uffizi e alla sua storia, non espone solo le opere di Botticelli, ma anche quelle di artisti dell’epoca un po’ meno conosciuti come Andrea del Sarto, il Ghirlandaio, Rosso Fiorentino, il Perugino, Giorgio Vasari e molti altri, per un totale di circa 80 quadri.

Grazie alla collaborazione con TBS e Asahi Shimbun, è stata possibile finanziare il restauro di molti dei quadri che sono esposti al Metropolitan art museum.

Purtroppo non sono presenti le famosissime “Primavera”, ” Nascita di Venere” di Botticelli, ma in compenso si può osservare “Pallade e Centauro”.

(Il link del museo: http://www.tobikan.jp/exhibition/h26_uffizi.html)

L’arte italiana a Tokyo non finisce qui. A partire da Marzo 2015 un’altra mostra si terrà nella capitale giapponese. Per l’occasione arriverà il tondo del Botticelli ospitato dai Musei civici di Palazzo Farnese a Piacenza, che per la prima volta lascia l’Europa (solo in un’altra occasione si era mosso, a Francoforte). Il sindaco di Piacenza all’evento di presentazione presso l’Ambasciata d’Italia, ha evidenziato di contare anche sul fatto che l’operazione rafforzi l’attenzione dei giapponesi verso i tesori della provincia italiana (e in particolare del territorio piacentino), anche in vista dell’atteso aumento del turismo in occasione dell’Expo di Milano.

Se siete interessati all’arte italiana fateci un salto!

 

La settimana scorsa stavo passeggiando fra le viette di Kagurazaka e mi sono imbattuta in questo piccolo ristorantino che cucina piatti tipici di Okinawa. Spinta dalla curiosità, ho chiesto ad un amico amante dei goya (verdura dalla forma di un cetriolo, molto amara e dalla buccia irregolare) se mi potesse accompagnare.

L’interno dell’おいしさあ (oishisaa) ricorda molto i tipici ristoranti giapponesi: pochi tavoli, bancone con posti singoli che si affaccia sulla cucina semi a vista, ed una piccola saletta in tatami con un paio di tavoli. Le pareti ricoperte di foto delle spiagge di sabbia bianca e mare cristallino tipico delle isole di Okinawa.

Su consiglio della mia “guida” giapponese, ordiniamo Soki soba, pasta di grano saraceno al cui interno viene aggiunta della cenere di legno. La carne di maiale stufata è davvero ottima, quindi decidiamo di prenderne un paio di pezzetti in più a parte. IMG_1158

Abbiamo poi mangiato cartilagine di maiale, il cui nome in giapponese mi sfugge. La consistenza è molto particolare e il sapore non ben definito. In altre parole, non mi ha fatto impazzire!IMG_1156

Al contrario, la umibudo (Uva di mare) mi ha stupito. Si tratta di un’alga coltivata perlopiù nelle Filippine, ma ampiamente usata nella cucina di Okinawa. L’aspetto è quello di piccolissimi grappoli d’uva e, nonostante non abbia un sapore speciale (in realtà sa di acqua salata), la sua consistenza è particolare. IMG_1159

Insieme alla umibudo abbiamo mangiato il goya chanpuru, Si tratta di un piatto di goya saltata, tofu e uova. (Purtroppo la batteria del telefono con cui ho fatto le foto si è scaricata non permettendomi di fotografare il piatto).

La cucina di Okinawa mi ha piacevolmente stupito. Nonostante le porzioni del locale non fossero abbondanti il conto finale è stato abbordabile: circa 1200yen a testa.

 

 

 

Mariage japonais – 日本の結婚式

On September 28, 2014, in Française, Life in Japan, by 01. ScillaChan
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La semaine dernière, un ami m’a invité à sa cérémonie de mariage. Pas uniquement à la petite party qui suite, à la cérémonie aussi et j’étais très heureuse d’y participer pour 2 raisons. D’abord, le fait de voir des amis se marier et être à ce point heureux est juste un moment extraordinaire. Ensuite, parce qu’ils ont fait une cérémonie japonaise traditionnelle et qu’ils m’ont dit qu’en plus il y aurait des geisha! J’adore les geisha! (J’en aurai bien fait mon métier, mais en Suisse, ça n’existe pas et maintenant, c’est un peu tard… sniff… ) Bref, je suis allée à un mariage traditionnel japonais!


La cérémonie était un peu spécial, car internationale, le marié étant français et la mariée japonaise.  Ce n’était pas non plus dans un temple, dommage, mais dans un restaurant assez bien quotté vu qu’en général fréquenter par des politiciens. Le cadre était donc dans la plus grande sobriété japonaise. La mariée était vêtue du traditionnelle kimono blanc. Elle m’a dit après que c’était atroce de le porter car lourd et très chaud, pas franchement de quoi être bien à l’aise en faite. Mais heureusement du coup, elle en était un peu moins stressé, forcément obligée de penser en permanence à sa position pour toujours sembler parfaite! lol Il y avait même une dame qui la suivant en permanence pour replacer son kimono. Avec les amis spectateurs ont l’appelait “la dame tapis”. Vraiment un dur métier que d’être toujours plié en 2, par terre pour suivre la mariée dans tous ces déplacement. On en rigolait, mais on avait un peu de peine pour elle du coup… Le marié, lui était aussi en kimono, mais même s’il semblait mourir de chaud, il semblait un peu moins entraver. ^^’

Je ne vais pas vous raconter toute le côté culture de la cérémonie traditionnelle de mariage car il y a bien assez d’article sur le net sur ce sujet. Je vais plutôt vous décrire mon ressenti. Parce que ça, chacun le vie et le voit différemment selon son rapport avec les mariés, amis, famille, collègues… Moi, je dois doit avouer que j’étais un peu jalouse car je n’ai pas eu le droit à une cérémonie de mariage. Et aller à la mairie au Japon pour déposer son dossier de mariage n’est en rien un geste romantique… mais bien purement administratif. Et le pire, c’est qu’à la mairie, les mariés n’ont même pas besoin d’être présent, un tiers peu déposer le dossier à leur place… Vraiment triste. Passons, donc un peu de jalousie, en plus, moi aussi je voulais porter un kimono, mais je n’en avais pas d’adapter à une cérémonie… (soupir…) Mais beaucoup de joie pour ce couple à qui je souhaite une vie commune aussi belle, pleine de bonheur et longue que possible.

Ce qu’il faut savoir sur le mariage japonais, c’est que traditionnellement, ce n’est en rien une cérémonie romantique, pour l’amour. Non. C’est avant tout une alliance entre 2 familles. A l’époque en Europe aussi, c’était cela, mais c’était surtout une question de renommer, pour la terre. Au Japon, c’est un peu différent, bien que au finale, ça reviennent un peu au même, pour la prospérité. C’est assez difficile à décrire car aujourd’hui, ça nous semble bête ce genre de chose. (en tout cas à moi. ^^’ ) Tout ça pour dire, que durant toute la cérémonie, on nous à rappeler les devoir de cette alliance même si les mariés ont réussi à un peu personnaliser la chose et le rendre plus romantique.

Le repas était ponctué de discours, de remerciement et autres divertissement. Les plats arrivaient à la chaine et ce suivaient rapidement. C’était très bon, mais un peu rapide. Juste le temps de finir un plat et déjà le suivant arrivait. Et contrairement au fête de mariage en Europe, pas de pause pour profiter pleinement du discours ou autre animation, tout s’enchaine. Un peu comme si le temps était compté. Mais au finale, c’est relativement assez similaire, bien que extrêmement formelle. On te dit quand bouger, quand prendre des photos (bien qu’on puisse quand on veut quand même…), une atmosphère un peu étrange pour un étranger. Enfin, nous, à la table des “étrangers”, on a bien rigolé. On était peut-être un peu trop bruyant pour les japonais… je sais pas. Mais on ne s’est pas autant formaliser. Les discours prononcés en français n’ont pas toujours fait rire les japonais (la traduction, c’est pas si évident… lol ) mais c’est pas grave. On s’est bien amusé.

Au final, vraiment une belle journée avec beaucoup d’émotions, de belles rencontre et un excellent repas! Pourtant un truc que j’ai un peu du mal à saisir, c’est pourquoi c’est les mariés offrent des cadeaux aux invités. Ca c’est vraiment le concept que j’ai dû mal à saisir. Un “souvenir” de la cérémonie, ça je comprend, mais au Japon, il est coutume d’offrir des présents de valeur… d’ailleurs, c’est pareil lors d’un enterrement. Du coup, je ne comprend pas pourquoi donner de l’argent au couple si par derrière, c’est pour recevoir des cadeaux… ?? Étrange coutume, vous ne trouvez pas?


Par respect pour les mariés, je n’ai pas mis de photo du couple, même si j’aurai bien aimé vous montrer leur magnifiques tenus…. ^^’