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Monsters Invades Tokyo. (ITA / ENG)

On July 22, 2016, in English, Fashion, Italiano, by 09. Malkav
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Pokemon Go è uscito anche in Giappone! E già questa è una notizia. Sebbene difatti sia proprio quì che tutto è stato creato e prodotto, quì che risiedono quelle menti malvage nascoste dietro questo nuovo fenomeno di massa; è quì che è uscito per ultimo. L’australia ha infatti ottenuto il primo posto, i miei cari vecchi amici Aussie. (Però quando io ero in Australia quello è stato l’ultimo posto dove è uscito il film dello Hobbit). È toccato poi all’America e quindi all’Europa lasciando il popolo nipponico a bocca asciutta, alimentato solo dalle varie notizie che giungevano dal resto del mondo. Notizie di orde di bambini che invadevano stazioni di polizia. Notizie di raduni di ragazzi usciti per la prima volta dalle loro tane scure piene di snack e videogame per andare a scoprire il mondo. Notizie assurde, alle quali onestamente stentavo un po’ a credere finchè non l’ho visto accadere con i miei occhi.
Ma partiamo dall’Inizio.

No, non questo inizio, prima. Tutti quì aspettavano Pokemon Go in trepidante attesa. Per le aule e i corridoi della Kai si udivano sussurri su date, aspettative e sul grande bivio dell’iniziare con squirtle o charmender (che poi io ho sempre iniziato con bulbasaur nei vecchi giochi, ma va beh). sussurri che sono diventati voci e poi grida al continuo rimandare dell’uscita del gioco. “Domani esce” si diceva. “Domani è il giorno” ma quel domani non arrivava mai. A quanto pare anche a causa di un certo produttore di panini alla presunta carne bovina che sponsorizza il gioco e voleva che ogni suo punto vendite divenisse una palestra. I server poi non erano mai pronti. Il gioco era scaricabile già legalmente dal alcuni giorni, potevi creare il tuo personaggio.

(che grandi differenze)
catturare il tuo pokemon starter e poi più nulla. Fino a che il giorno è giunto davvero. Abbiamo ricevuto la notizia in classe durante un intervallo e da lì ogni ora, nei dieci minuti di pausa a noi concessi correvamo in strada, nonostante la pioggia, in cerca di pokemon, entusiasmandoci per un rattata o uno zubat (cosa mai successa nei vecchi giochi.)
E così la follia è esplosa a Tokyo e in tutto il Giappone, come probabilmente prima nel resto del mondo. Per tutto il giorno ho visto ragazzi, adulti, uomini e donne andare in giro per le strade con i telefoni in mano a catturare pokemon, e anche ora che è sera la cosa non accenna a diminuire, complice il fatto che sia venerdì.

Gruppo di studenti verso un pokemon stop (l’albero)

Amorevole coppietta a caccia di pokemon

Solo i bambini si sono salvati, troppo piccoli per avere un account senza il consenso dei genitori, sono rimasti a giocare normalmente ne parchi. (I più giovani eppure i più saggi).
Che dire del gioco in se? Mah. Onestamente avrei preferito qualcosa di più sobrio, ci sono pokemon ovunque, li catturi, tieni quelli che ti servono e gli altri li trasferisci in cambio di caramelle per far evolvere e crescere solo i più forti, un po’ contro quel senso di amicizia coi pokemon che cercava di ispirare Ash nei cartoni animati coi quali sono cresciuto. I pokemon non li alleni, li catturi e li nutri di caramelle, i combattimenti non sono a turni ma un premere inconvulso sullo schermo. Non so, avrei preferito trovare pokemon d’acqua nei fiumi, di roccia nelle grotte e d’erba nelle foreste o nei parchi, qualcosa di più a tema di un pidgey sul libro di kanji.
Avrei preferito qualcosa che portasse più vicino a quello che era il sogno di diventare allenatore, di creare la tua squadra e crescerla, di incontrare altri come te e duellarci, invece del solito gioco di accumulo di risorse. Anche la gente in giro non si incontra molto, si raduna, cattura il catturabile e si divide, se provi a parlarci fugge via terrorizzata dall’idea di una relazione sociale col mondo esterno. Si, mi ha un po’ deluso. Forse tutto quel camminare rimetterà un po’ in salute gli otaku grassottelli (sempre che non scaricano app che già girano per far camminare il tuo personaggio senza muoverti di casa) ma al di là di quello mi ha un po’ deluso e prevedo che me ne stancherò presto, anche se per ora sono preso bene e non starei quì a scrivere se non fosse che il server ha crashato per la millesima volta. In ogni caso oggi era una bella giornata, non c’era sole, non ha piovuto nel pomeriggio e c’era un’arietta fresca, così io sono andato ad allenarmi, che so che quello forse me lo porterò dietro per sempre ( anche se i miei compagni di allenamento mi hanno paccato, presumo causa pokemon). I giochi ci fanno sognare ed è bello ogni tanto immergersi e dimenticarsi che la vita non è proprio come la vogliamo, però credo che sia più utile cercare di trasformare la nostra realtà e inseguire i nostri sogni quì, perchè per quanto ci si possa rifugiare in un mondo di fantasia prima o poi la realtà viene a prenderci comunque. Nel frattempo… Gotta Catch’em All!!!

 
ENG

 
Pokemon Go has been released in Japan too; and that’s a news. In fact, even if it’s here that everything has been created and produced, here where live those hidden evil minds behind this new mass phenomenon; it is here that the game came out last. Australia got the first place, my dear old friends Aussie. (But when I was in Australia that was the last place where the movie The Hobbit came out). Then came America and later Europe, leaving the Japanese people high and dry, only fueled by the various news coming from the rest of the world. News of hordes of children invading police stations. News of hordes of nerds out of their lairs for the first time ready to go and discover the world. Absurd news I honestly couldn’t believe until I saw it happen with my own eyes.
But let’s start from the Beginning.

No, not this beginning, a little bit earlier. Everyone here was waiting anxiously Pokemon Go. In the classrooms and trough the hallways of the Kai Language school you could hear whispers of dates, expectations and the great crossroads of starting with squirtle or Charmander (Even if I had always started with bulbasaur in older games, but that’s fine). whispers that soon became voices, and then shouts to the continuous delay of the game. “Tomorrow comes,” they said. “Tomorrow is the day” but that tomorrow was never coming. Apparently also because of a certain brand of so called hamburgers which sponsors the game and wanted every sales point to become a gym. The servers then were never ready. The game was already legally downloaded from a few days, you could create your own character.

(Such a big difference)
catch your starter pokemon and then nothing else. Until the day really arrived. We received the news in class during a break and from there every hour , in the ten-minute break granted to us, we were running in the street, despite the rain, looking for pokemon, enthusiasts for a rattata or a zubat (something that never happened in the old games .)
And so the madness exploded in Tokyo and throughout Japan, as probably did before in the world. For all the day I saw Boys and Girls, men and women go around in the streets with the phones in hand to capture Pokemon, and even now that is evening, it continues unabated, aided by the fact that it is Friday.

Bunch of students at a pokemon stop (the tree)

Lovely couple hunting pokemon

Only the little kids kept on playng normal games in the parks, since they are to little to have an account without the permission of their parents. (the youngest and yet the wisest)
What about the game itself? Well, I honestly would have preferred something more sober, there are pokemon everywhere, you capture them, keep the ones you need and you transfer the others  in exchange for candy to evolve and grow the pokemon stronger. Kinda against that sense of friendship with pokemon inspired by Ash in the cartoons I grew up with and loved. You don’t train the pokemons, you just capture them and feed them candy, the fighting is not turn-based, but quickly pressing on the screen. I don’tknow, I guess I would have liked to find pokemon of water in rivers, rock pokemon in caves and grass ones in forests or parks, something more realistic than a pidgey on the kanji book.

I would have preferred something that would bring closer to what it was the dream of becoming a pokemon master, create your team and grow it, to meet others like you and have duels, instead of the usual game of resource accumulation. Even the people around don’t really get in touch with each other, they gather, they catch what’s catchable and then splits, if you try to talk to them they run away terrified of a social relationship with the outside world. He has a little disappointed me. Perhaps all that walking will force the chubby otakus to a little bit of fitness (unless they download the app that make your character walk arund without you leaving home), but beside that it has a little disappointed me and I think I will get soon tired of it, although so far I am still into it and I would not be here writing if the server didn’t crashed for the thousandth time. Anyway today was a beautiful day, there was no sun and it wasn’t hot, it has not rained in the afternoon and there was fresh air, so I went to train at the park, something that maybe I’ll bring with me for all my life. (although my training partners didn’t show up, I assume because of pokemon). The games make us dream and it’s good every now and then to dive in and forget that life is not quite like we want it to be, but I think it’s more useful to try to transform our reality and pursue our dreams here, because as far as we may flee in a fantasy world, sooner or later the reality will come to get us. But, meanwhile … Gotta Catch’em All !!!

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Tanabata a Kappabashi-dori.

On July 13, 2016, in Italiano, Life in Japan, by 12. Simone
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Sabato scorso sono andato con una mia amica  nella  strada Kappabashi-dori per la festa di Tanabata. Questa strada si trova tra Ueno e Asakusa ed è molto famosa e piena di negozi di vario tipo. Ci sono moltissimi ristoranti e negozi di oggetti per la cucina. Il simbolo di questa strada è il Kappa,la creatura acquatica del folclore giapponese. Lo si può vedere un po’ ovunque.

La festa vera e propria c’era stata il 7 luglio ma non ero potuto andare. Dato che ero curioso di vedere qualcosa eccomi lì, al sabato.La strada era tutta addobbata con lanterne ,strisce di carta e festoni colorati. Purtroppo aveva iniziato a piovere già dal mattino così,quando siamo arrivati,c’era poca gente ed era tutto chiuso.La solita fortuna …

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Pioggia,negozi e bancarelle chiuse e gente con l’ombrello. Questo era ciò che si poteva ammirare quando siamo arrivati. L’Asakusa Sky Tree torreggiava minacciosa ed imponente sullo sfondo,seminascosta tra le nuvole.

 

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La Torre di Asakusa quando le nuvole si sono diradate. No,non riesco a ruotare l’immagine :P. だいじょうぶ!だいじうぶ!

Ci siamo limitati a passeggiare sotto la pioggia aspettando che smettesse. Come detto non c’era ancora tanta gente in giro . Ogni volta che volevo fare una foto dovevo chiudere l’ombrello e bagnarmi. Sembrava una giornata buttata.

Intanto qualche bancarella iniziava ad aprire e nei negozi si vedeva movimento. C’erano tante cose da mangiare di cui ignoro i nomi, chi vendeva da bere e giochi di vario tipo. Ristoranti ovunque.

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Da quello che ho potuto capire questa statua rappresenta l’ombelico di Taito-Ku,il centro del comune. Sullo sfondo bancarella di bibite.

Lungo la strada c’erano alberi e bambù a cui era possibile legare i fogli di carta colorati con su scritti dei desideri o delle preghiere. Anche io ne ho scritto uno  poi l’ho legato al ramo di un albero. Non credo sia durato molto visto che diluviava, ma in fondo basta il pensiero. 😉

 

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  Uno degli alberi con i desideri scritti su fogli colorati.

 

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Una traversa della strada principale con negozi che vendono di tutto. Notare le simpatiche insegne a forma di Kappa.

C’era anche un tempio dedicato ai Kappa. Solo che era chiuso per cui non ci è stato possibile visitarlo.Però l’ho fotografato dal cancello.

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Tempio di Kappa-dera. Sarà per la prossima volta.

Ad un certo punto ha smesso di piovere e la strada si è animata. C’erano tantissime persone e molta allegra confusione.  Profumi di cibi diversi si mischiavano nell’aria. Veniva voglia di assaggiare tutto.

Alla festa ha preso parte anche un gruppo di ballerini di un altro quartiere (così mi hanno detto) che  ha eseguito una danza tradizionale. Sono arrivati camminando in due colonne,si sono fermati,e poi si sono esibiti al ritmo della musica. Le donne avevano un kimono rosa e un copricapo che nascondeva i loro visi,così come gli uomini che erano però vestiti di nero.Altri portavano  strumenti musicali tradizionali ed erano vestiti di blu.

 

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L’arrivo nella strada.

 

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 Il gruppo di danzatori, sullo sfondo la torre di Asakusa. Fortuna che aveva smesso di piovere.20160709_173536 2

                           La danza.

 

Kappabashi-dori  è una strada interessante e spero di avere occasione di tornarci in un altro momento . Magari con un tempo migliore. Alla fine è stato un bel pomeriggio,allegro e ho avuto anche la fortuna di poter vedere un ballo tradizionale.

Saluti.

 
mumen rider

Jitensha wo kudasai!! (Ita / Eng)

On July 12, 2016, in Uncategorized, by 09. Malkav
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ITA

Tokyo è una grande città, una metropoli; ci vivono 13 milioni e mezzo di persone. Girare per Tokyo tuttavia non è difficile. Si, il traffico c’è, come in ogni grande città, sopratutto considerando l’innumerevole quantità di semafori presenti non solo agli incroci ma anche a quasi ogni passaggio pedonale, ma non quanto ne ho visto a Milano o in altre città ugualmente grandi. Scartata però l’idea dell’automobile per il costo e l’impossibilità di trovare parcheggio gratuito (e quì i parcheggi si che costano), il modo più comodo e più usato per muoversi è la metropolitana.


La metro di Tokyo è abbastanza semplice da usare, funziona come ogni altra metro del mondo e collega tutta la città, è rapida e non ci sono grandi attese per i treni ma non mi sento di dire che sia economica. Non ci sono grandi possibilità di abbonamenti che coprano al di fuori di una tratta (ad esempio Ueno – shinjuku) e anche questi comunque alleggeriscono non di poco il portafoglio. Se poi volete andare da qualche parte che esula dal vostro percorso quotidiano dovete fare il biglietto. Inoltre non tutte le linee accettano la tessera studentesca per ottenere degli sconti e i prezzi del biglietto sono calcolati sulla distanza e non sul tempo. In pratica in pochi giorni, girando nemmeno troppo ho fatto fuori circa 1000¥, e io abito vicino alla scuola. Deve esserci dunque un metodo più economico che non sia camminare per chilometri sotto il sole cocente.
c’è!

Basta guardarsi in giro ed è pieno di biciclette. Corrono per strada, sui marciapiedi, nei parchi, ovunque. Percorri brevi distanze in poco tempo e le lunghe distanze non pesano quanto camminare, sì ogni tanto ci sono delle salite, Tokyo non è proprio pianeggiante, ma mai nulla di faticoso o invalicabile. Puoi andarci davvero dappertutto, quasi tutte hanno un cestello sul davanti e un portapacchi di dietro per caricare la spesa. la viabilità le avvantaggia, non solo ci sono corsie per biciclette sui marciapiedi e passaggi pedonali.


ma anche quando non ci sono si può andare in strada e le auto saranno molto pazienti; nessuno mi ha mai suonato anche se magari gli bloccavo il passaggio. Se state sul marciapiede invece i pedoni si scosteranno per lasciarvi passare. Ci sono anche molti parcheggi per bici,


spesso gratuiti (al contrario delle auto) e se non ci sono parcheggi basta vedere dove ci sono tante bici parcheggiate e lasciarla lì, nessuno la toccherà (dicono che la polizia sia molto rigida con chi lascia la bicicletta al di fuori degli appositi parcheggi, ma difficilmente vi faranno una multa se l’avete messa con altre bici, se poi avete una catena per legarla a qualcosa non ve la potranno nemmeno portare via).
Si, la bici è il mezzo perfetto per girare, ma quanto costa una bici e dove si comprano?
I prezzi dipendono dal tipo di bici, ce ne sono un po’ per tutte le tasche. Le bici più economiche potete probabilmente trovarle in internet da qualche studente straniero che sta lasciando il Giappone; in questo caso però dovete provvedere a fare il passaggio di proprietà. Se la comprate in negozio invece ve lo faranno direttamente loro per 500¥.
Io la mia l’ho comprata al Yoyogi Recycle Garden, quì prendono bici rotte e le riparano facendole tornare come nuove. Si trova vicino a Yoyogi park e si riforniscono puntualmente. Quando ero andato io per esempio non avevano bici molto economiche ma ho chiesto e mi hanno detto di tornare il venerdì successivo. Quando sono tornato per 8.000¥ tasse e registrazione compresa mi sono portato a casa questa bellezza, con luce anteriore e lucchetto incluso.

Inoltre alla fine della mia avventura  potrò tornare a rivendergliela; più comodo di così!


ENG

Tokyo is a big city, a metropolis. 13 million and a half people live here. Getting around in Tokyo anyway is not difficult. Yes, there’s a lot of traffic jam as in any big city, especially considering the countless number of traffic lights, not only at intersections but also in almost every pedestrian crossing; still not as bad as I’ve seen in Milan or in other equally big cities. However, rejected the idea of a car because of the high cost and the incredible difficult of finding free parking lots (and parking here is really expensive), the most comfortable way to get around and the most used is the subway.

 

The Tokyo metro is quite simple to use, it works like any other metro in the world and connects the entire city, is fast and you don’t need to wait long for the trains to arrive but I would not say that it is cheap. There aren’t great chances for subscriptions that cover  outside of a section (eg, Ueno – shinjuku) and even these will lighten your wallet, and if you want to go somewhere else,  outside your daily path you will need an extra ticket . Moreover, not all lines accept student card to get discounts and ticket prices are calculated on the distance and not on the time. practically, in a few days, without going around too much, I have spent more than ¥ 1,000, and I live close to the school. There’s got to be another way besides walking for kilometers in the blazing sun.
There is!

Look around you in Tokyo and you’ll see a lot of bycicle. They run on the street, on sidewalks, in parks, everywhere. You can do short distances in a short time and long distances are not as heavy to do as walking. Yes every now and then there are climbs, Tokyo is not really flat, but never anything syrius. You can really go everywhere, almost all bikes  have a basket on the front and a rear luggage rack to load the shopping bags. the viability is very good for bikes, not only there are bicycle lanes on sidewalks and bicycle crossings.


but also you can go on the street and the cars will be patient; no one has ever honked at me even if I was on his way and if you are on the sidewalk, pedestrians will let you pass.
There are also many parking lots for bikes.

 They are usually free (unlike for the car) and if there are no parking just look where there are many parked bikes and leave it there, no one will touch it (they say the police is very strict with those who leave the bike outside the designated parking areas, but they will  hardly make you a fine if you put it with other bikes, also if you have a chain you can tie it to something and they will not be able to take it away).
Yes, the bike is the perfect way to get around, but how much does it cost and where you can buy a bike?
Prices depend on the type of bike. You can probably find the cheapest bikes on the internet from some foreign student who is leaving Japan. In this case you will have to provide for the change of ownership. If you buy it in the store instead they will do it directly for ¥ 500.
I bought mine at Yoyogi Recycle Garden, here they take old and broken bikes and repair them making them like new ones. It is close to Yoyogi park and stockd up weekly. When I went there, for example, they did not have any cheap bike but I asked and they told me to come back the following Friday. When I came back for ¥ 8,000 including tax and registration I brought home this beauty, with front light and  lock included.

Also at the end of my adventure I can sell it back to them; couldn’t be easier!

 
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Mouryou no Hako

On July 12, 2016, in Italiano, Life in Japan, by 01. Christine
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Fa caldo, il sole splende e la gente vuole godersi il sole.
Tranne a Tokyo, dove si deve abbandonare ogni desiderio di andare al mare se non si è disposti a farsi almeno un’ora di viaggio.

Qualche tempo fa avevo postato le mie impressioni riguardanti un Anime che avevo visto e che mi aveva colpito (clicca qui se non sai di cosa sto parlando).
Ho passato molto tempo a guardare Anime da quando sono qui e me ne sono capitati tra le mani diversi, alcuni stupendi, altri davvero strani.
Quello di cui vi vorrei parlare oggi rientra nella seconda categoria e devo ammettere che non mi ha entusiasmata molto.

Perché parlarvene dunque?
Perché di recente sono avvenuti dei fatti inquietanti a Tokyo e nella vicina Shizuoka: parti di corpi umani rinvenuti nei laghi.

Ora che vi ho fatto venire l’ansia, vediamo in che modo i ritrovamenti mi abbiano fatto ripensare a quest’Anime.


Mouryou no Hako, letteralmente “la scatola del Goblin”, è l’adattamento dell’omonimo romanzo poliziesco scritto da Natsuhiko Kyogoku. Se provaste a chiedere a tutti gli appassionati di Anime informazioni riguardo a questa serie, probabilmente solo una quarantina vi potrà rispondere.
E se tenete a mente che in questo gruppo ci sono pure io, non vi sarà immaginare che gli altri 39 siano le persone che hanno lavorato al progetto.
La casa di produzione è la Madhouse, tra l’altro, la stessa di Death Parade, Death Note ed il più recente One Punch Man. Ma il design, signori e signore, è curato dalle famosissime Clamp.

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La sigla non è male, forse un po’ anonima ma di certo orecchiabile. Ma che dire della trama?

Il primo episodio ci mostra un uomo assopitosi su un treno che si sveglia, ritrovandosi davanti uno strano personaggio: un uomo con un completo nero, guanti bianchi e un’enorme scatola riccamente decorata posata sulle ginocchia, da cui proviene una voce flebile.

Lo sconosciuto non ha occhi che per quella scatola, a cui parla in modo dolce finché non si accorge dello sguardo dell’altro uomo. Compiaciuto di quell’attenzione, decide di rivelare il contenuto della scatola e scopriamo che all’interno c’è una testa di una ragazza, ancora in grado di muovere occhi e bocca.

Non so voi, ma io ero già confusa a questo punto.

La storia prosegue presentandoci due ragazze, Kanako e Yoriko, diverse quanto il giorno e la notte ma che diventano inseparabili amiche; i giorni trascorrono tranquilli finché, di ritorno da una gita al lago, Kanako non viene spinta sotto i binari di un treno in transito.
La ragazza viene portata via d’urgenza e sul posto arriva il detective Kiba, incaricato di interrogare Yoriko; la testimonianza di Yoriko è delirante e sconnessa, ma un particolare incuriosisce il detective: il presunto colpevole, un uomo dal soprabito nero e i guanti bianchi.

La faccenda si complica quando Kanako viene rapita dal luogo presso cui era stata portata, unita alla scomparsa di altre ragazze. Anche qui le testimonianze coincidono: l’uomo avvistato è lo stesso descritto da Yoriko.

E quando vengono ritrovati gli arti amputati delle vittime, riposti in delle scatole e lasciati in luoghi diversi, non resta che chiamare gli specialisti: lo scrittore Sekiguchi, il “monaco” Chuuzenji e l’investigatore privato Enokizu. Che ovviamente si conoscono e sono tutti amiconi, per farla breve.


A mano a mano che la trama prosegue, il genere sovrannaturale si sovrappone a quello poliziesco ed i segreti di tutti i personaggi iniziano a venire a galla.
Le recensioni di questo Anime sono contrastanti: c’è chi l’ha adorato per la sua complessità e chi l’ha odiato per lo stesso motivo; per quanto mi riguarda, è stata una visione difficile: troppi nomi, troppi riferimenti ad una pratica che non conoscevo, troppo confusionario: non si capisce quali scene facciano parte della fantasia e quale sia la realtà.

Lo consiglio? Sinceramente no, ma se vi piacciono gli anime complicati ed i misteri potreste trovarlo interessante.

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Alice in Wednesday

On July 10, 2016, in Fashion, Italiano, Life in Japan, Travel, by 01. Christine
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Disclaimer: le foto che vedete sono mie o prese dalla pagina ufficiale del negozio su Facebook.

 

Un giorno Alice arrivò ad un bivio sulla strada e vide lo Stregatto sull’albero.
– “Che strada devo prendere?” chiese.
La risposta fu una domanda:
– “Dove vuoi andare?”
– “Non lo so”, rispose Alice.
– “Allora, – disse lo Stregatto – non ha importanza”.

(Alice nel Paese delle Meraviglie, Lewis Carroll)

L’eroina del più famoso racconto di Carroll è molto popolare nelle terre del Sol Levante.
E con eroina intendo Alice, eh! Meglio specificare, che non si sa mai.

Marche di vestiti, stampe, cafè e ristoranti; se anche voi siete amanti del mondo incantato descritto nel libro, una volta a Tokyo dovrete stare attenti a non portarvi troppi soldi dietro, o finireste sul lastrico in men che non si dica.

Ma se proprio non potete resistere al fascino di Alice, eccovi un posto che non potete perdervi!
Alice in Wednesday

Situato ad Harajuku, uno dei miei quartieri preferiti di Tokyo, Alice in Wednesday è un negozio a tema di soli tre piani e piuttosto piccolino. Indicato principalmente per un pubblico femminile, mi ha fatta subito innamorare per lo stile, che ti fa immergere nelle atmosfere del libro nonostante il poco spazio disponibile.

Perché “Alice di Mercoledì”?
Pare che per i proprietari del marchio il Mercoledì sia il giorno più noioso della settimana e che abbiano voluto aprire il negozio per aiutare coloro che sposano quest’ideologia.
A mio modesto parere nemmeno il Giovedì è tutto questo gran divertimento, ma chi sono io per giudicare?

L’entrata del negozio è già divertente di suo, se non sei alto due metri e non hai problemi di schiena: si può infatti entrare solo dalla porticina che vedete in foto, senza l’ausilio del biscottino che aveva Alice nel libro.

 

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Il primo piano è dedicato ai dolci, tutti rigorosamente a tema: succhi con l’immancabile etichetta “drink me”, biscotti vari con i simboli delle carte, scatole a forma di cappello…
Tutto molto bello, io però sarei a dieta.

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Salendo, non dimenticate di guardare le pareti e le decorazione delle scale! Ci saranno il Brucaliffo e lo Stregatto ad attendervi.

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Il secondo piano è dedicato alla bigiotteria ed il tema della stanza è l’immancabile Regina di Cuori; troverete anche il trono dove potrete farvi fare tante foto e sentirvi potenti. “Off with their head!”

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L’ultimo piano riprende l’idea del tea party, con il cappello del Cappellaio Matto come lampadario; qui ci sono altri accessori come borse, orologi, portafogli, scarpe, spille… Persino cuscini e magliette!

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Non è un negozio particolarmente caro, i prezzi partono da un minimo di 600円, ma anche se non avete intenzione di comprare nulla, fateci un salto! È davvero un negozio carinissimo!

 

-“Allora importa poco sapere per dove devi andare.” soggiunse il Gatto.

-“…purchè giunga in qualche parte.” riprese Alice come per spiegarsi meglio

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