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Kabuki (Ita / Eng)

On August 16, 2016, in English, Italiano, Life in Japan, by 03. Malkav
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Il Giappone ha molto da scopire e visitare. Non solo è patria di molti luoghi naturalistici dal grande fascino ma è sopratutto famoso per i suoi templi e la sua cultura, antica quanto moderna; ed è proprio di cultura che voglio parlarvi in questo articolo.
Il Giappone è famoso per lo più per manga e videogiochi che spopolano ormai in ogni angolo del globo, ma una cultura ben più antica si può godere anche fra i grattacieli di Tokyo, il teatro Kabuki!
Per chi non lo sapesse il Kabuki è una forma teatrale nata in Giappone attorno al 1600. È però ben diverso dal teatro occidentale, e per quanto possa sembrare quasi ridicolo per certi versi a chi non lo ha mai visto, non manca di affascinare anche chi non è affine a questo genere di cose.
Lo spettacolo che sono andato a vedere io si chiama: 卅三間堂棟由来 (Sanjûsangendô Munagi no Yurai)
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che è il terzo atto di un’opera più completa (ovvero: 祇園女御九重錦, Gion Nyogo Kokonoe Nishiki) diventata però un’opera a se.
La storia racconta di un tale Heitaro Yokosone che protegge un albero di salice che stava per essere abbattuto al fine di salvare un falco che viveva li sopra. Lo spirito dell’albero allora, tale Oryu, si palesa a lui nelle fattezze di una bella donna (anche se poi nello spettacolo è interpretato da un uomo come tutti i ruoli femminili). 20160816_173510I due si innamorano e si sposano. Fanno quindi un figlio e lo chiamano Midorimaru e vivono felici e contenti fino a quando l’albero non viene abbattuto per farvi sorgere un tempio. Oryu dunque, dopo aver rivelato alla famiglia la sua vera natura, svanisce. Il grosso albero, che stava venendo trasportato via però si blocca e nessuno sembra in grado di muoverlo. Heitaro e Midorimaru accorrono sul luogo e, quando Midorimaru si mette a spingere l’albero, questo incredibilmente riprende a muoversi. Lo spirito di Ouryo allora riappare per dare alla sua famiglia l’ultimo addio.
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La rappresentazione ha preso luogo al teatro nazionale di Tokyo, a pochi passi dal parco del palazzo imperiale.
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Anche se era un po’ lontano da dove abito ci sono andato in bici, ci ho messo un’oretta, era caldo ma non ho fatto fatica e all’arrivo ho potuto lasciarla gratuitamente nel parcheggio.
I biglietti li ho comprati superscontati alla Kai, erano infatti entrati in possesso di una ventina di biglietti da dare agli studenti. Fate conto che un biglietto per questo spettacolo costa 3900 ¥, mentre io li ho pagati 1.500¥.
Prima dello spettacolo c’è stata una presentazione dello stesso, siccome la rappresentazione sarebbe stata in un giapponese un po’ arcaico, e sopratutto per spiegare i meccanismi del teatro. Pur essendo una rappresentazione antica difatti non sono mancati gli effetti speciali, con botole per far apparire gli attori in scena, figuranti coperti di nero per muovere oggetti o finti animali, costumi sgargianti, rapidi cambi di abito e molto altro.
Poi è iniziato lo spettacolo vero e proprio, inutile dire che senza aver avuto il foglio con la spiegazione in inglese avrei capito molto poco ma ciononostante ne sono rimasto ammaliato. In particolare mi ha colpito il piccolo attore bambino che rivestiva il ruolo di Midorimaru, un grande talento nonostante la giovane età, e il vecchio addetto ai suoni che con due pezzi di legno dava vita ai passi degli attori e ai combattimenti. Non mancavano poi le parti musicali con canti accompagnati dal tipico suono dello shamisen.
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Sicuramente un must to see se passate per il Giappone!

 

Eng
In Japan there’s a lot to see. Not only is home to many natural places of great charm and beauty but it is mostly famous for its temples and its culture, ancient as modern; and it is about the culture that I want to talk about in this article.
Japan is famous mostly for mangas and video games that now spreads in every corner of the globe, but a much older culture can be enjoied even among Tokyo’s skyscrapers, the Kabuki theater!
For the uninitiated, Kabuki is a theatrical form born in Japan around 1600. However is very different from the western theater, and as it may seem almost ridiculous in some ways to those who have never seen it, it doesn’t fails to fascinate even those who aren’t too close to this sort of entertainment.
The show that I went to see is called: 卅三 間 堂 棟 由来 (Sanjusangendo Munagi no Yurai)
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which is the third act of a bigger work (ie: 祇 園 女 御 九重 錦, Gion Nyogo Kokonoe Nishiki), but it became an apart work itself.
The story tells about Heitaro Yokosone who protects a willow tree that was about to be torn down to save a falcon that lived above it. The tree’s spirit, Oryu, revealed herself to him in the shapes of a beautiful woman (even if in the show is played by a man like all the female roles).20160816_173510The two fall in love and marry. They then have a son and call him Midorimaru and live happily until the day when the tree is anywa toned down in order to raise a temple. Oryu then, after revealing his true nature to the family, vanishes. The large tree, which was being carried away, however, comes to an halt and no one seems to be  able to move it. Heitaro and Midorimaru rush to the site and, when Midorimaru starts to push the tree, it incredibly starts moving again. The spirit of Ouryo then reappears to give her family the last farewell.20160816_173452
The representation took place at the Tokyo National Theater, a few steps from the park of the imperial palace.
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Although it was a bit far from where I live I went there by bike, it took me an hour, it was hot but I haven’t struggled and at the arrival I was able to park it in the parking lot free of charge.
I bought the tickets discounted from Kai, they were in fact in possession of twenty tickets to give to the students. A regular ticket costs in fact ¥ 3,900, while I have paid them ¥ 1,500.
Before the show started there was a presentation  since the representation would have been in old Japanese and also to explain the mechanisms of the kabuki.
Even if it’s an ancient representation in fact, there were lots of special effects, like hatches to make the actors appear and disappear on stage, extras covered with black to move props or fake animals, gaudy costumes, quick costume changes and more.
Then began the real show, needless to say, without having had the paper with the English explanation I would have understood very little but nevertheless it was fascinating. In particular I was struck by the little child actor who held the role of Midorimaru, a great talent despite his young age, and by the old sounds guy which with just two pieces of wood gave life to the steps of the actors and to all the fighting scenes. It also didn’t lacked the musical parts with songs accompanied by the typical sound of the shamisen
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Definitely a must to see if you come to Japan!

Aru e Iru. ovvero il verbo essere inteso come esistere, esserci

ポケオンがいます
pokemon ga imasu
C’è un pokemon (frase che si sente spesso ultimamente)

Ma quando usare Iru e quando usare Aru?
La regola in teoria è semplice quanto complessa. Se chiedete a diversi giapponesi otterrete diverse risposte.
L’insegnante alla Kai dice che Iru si usa per cose vive, Aru invece per cose non vive. (per le piante però si usa Aru)
Alcuni dicono che Iru è per le cose che si muovono mentre Aru per cose immobili (però le automobili si muovono e sono comunque in Aru mentre i paraplegici essendo persone vanno in Iru)
Per come l’ho imparata io Aru è per cose inanimate e Iru per cose Animate che è forse quella che più ha senso. Eppure la scelta fra Aru e Iru, pur sembrando una cosa banale, può far sorgere molte domande. Per quanto sia chiaro che per persone e animali si usi Iru mentre per piante e oggetti si usi Aru cosa succede quando saltano fuori entità che non rientrano in nessuno di questi insiemi? L’ho chiesto dunque ai giapponesi stessi, inutile dire che ognuno mi ha dato risposte differenti.  Ma andiamo ad analizzarli uno per uno.

Acquario: 生け簀 (いけす )

 

Aru
Sebbene i pesci siano animali e per loro si usi Iru, l’acquario, come anche la boccia del pesce rosso, sono considerati oggetti e per tanto vanno in Aru.

 

 

 

Piante carnivore: 食肉植物 (しょくにくしょくぶつ )

Iru/Aru
Questa davvero divide il popolo in due. In teoria è una pianta e quindi andrebbe in Aru ma il fatto che abbia una sorta di bocca e che si muove le danno quel fattore senziente che porta alcuni giapponesi a usare Iru.

 

 
Vampiri: ヴァンパイア

 

Iru
Questo mette d’accordo un  po’ tutti. Non sono difatti esseri viventi ma sono comunque umanoidi e senzienti, quindi se ne vedete uno mi raccomando di usare Iru, altrimenti potrebbero offendersi.

 

 

 

 

Fantasmi: 幽霊 (ゆうれい )

Iru
Anche questo mette d’accordo tutti, stessa ragione dei vampiri. Ma se fosse una nave fantasma? beh allora quella va in Aru.

 

 

 

 

 
Fuochi fatui: 燐火 (りんか )

Aru(?)
La maggior parte mi ha risposto che userebbe Aru però non posso ignorare le parole del sensei: “se contiene uno spirito umano allora si usa Iru”.

 

 

 

Animali morti:  動物の死体 (どうぶつのしたい)

Aru
Senza ombra di dubbio, che si trovino per strada o dal macellaio una volta che hanno lasciato questo mondo si usa Aru, sperando non si tratti di morte apparente se no dovrete correggervi.

 

 

Persone morte: 人の死体 (ひとのしたい)

Aru(?)
I più mi hanno risposto Aru, anche quì una volta andati non sono più considerati in vita, però è Iru finchè sono in coma e qualcuno mi ha detto che userebbe Iru in segno di rispetto anche una volta passati a miglior vita.

 

 

 

Robot: ロボット

Aru/Iru
Lasciamo il macabro per entrare nel mondo del domani, se non addirittura ormai dell’oggi. I robot sono ormai una realtà e bisogna sapere dunque come adeguarsi nei loro confronti. Alcuni mi hanno dato la risposta secca di Aru ma altri sostengono che se sono abbastanza umani si possa usare Iru. L’eterno dilemma della fantascienza ormai non più tanto fantastica, i robot sono vivi e senzienti o solo macchine?

 

 

Immagine virtuale: 虚像 (きょぞう)

Aru/Iru
Dipende un po’ da cosa mostrano, immagini virtuali di oggetti saranno seguiti da Aru, quelle di persone o animali da Iru, sopratutto se sono senzienti (o lo sembrano) come Cortana in Halo o la nostra amica Miku Hatsune.

 

 

 

I.A. : エ-アイ

Aru(?)
I più hanno risposto Aru ma anche quì vale un po’ come per i robot, fino a che punto sono vivi? e cosa vuol dire vita?

 

 

 

 

 

Transformers: トランソフォルム

Iru
Definitivamente. Sembreranno anche robot o a volte mezzi di trasporto ma sono esseri alieni senzienti e per tanto si usa Iru.

 

 

 

 

 

Gundam: ガンダム

Iru/Aru
Semplice regola, se c’è l’omino dentro si usa Iru, più ad indicare il pilota che non il robot, se invece è vuoto è solo un ogetto e pertanto Aru.

 

 

 

 

 

 

Spero di essere stato abbastanza esplicativo, in ogni caso il concetto base è che dipende un po’ da voi e dalla vostra concezione delle cose, se credete che abbia uno spirito e sia consenziente allora usate iru, se è solo un oggetto vuoto allora andate per Aru.

Per ulteriori domande o chiarimenti scrivete pure nei commenti

またね!
Eng

Aru and Iru. it means to exist, to be there.

ポ ケ オ ン が い ま す
pokemon ga imasu
There is a pokemon (something often heard lately)

But when to use Iru and when to use Aru?
The rule in theory is simple as it is complex. But if you ask several Japanese you will get different answers.
The teacher at Kai said that Iru is used for living things while Aru is for not living things. (For plants, however, it is used Aru).
Some say Iru is for things that move while Aru for things that don’t (though the cars move, and are still in Aru while for paraplegic people it’s used Iru)
The way I learned whas that Aru is for inanimate things and Iru for Animate things, and that’s perhaps the one which makes more sense. Still the choice between Aru and Iru seems a trivial which can rise many questions. While it is clear that for people and animals it’s used Iru while for plants and objects it’s used Aru; what happens when you have to talk about entities that do not fall in any of these collections? So I asked Japanese people, and of course everyone gave me different answers. But let’s analyze them one by one.

Fishtank: 生け簀 (いけす )

Aru
Although fish are animals and with them it’s used Iru, the fishtank, as well as the goldfish bowl, are considered objects and therefore they go in Aru.

 

 

 

 

Carnivorous plants: 食肉植物 (しょくにくしょくぶつ )

Iru/Aru
This really divides people in two factions. In theory it’s a plant, and then would go with Aru but the fact that he has a kind of mouth that moves which gives it the sentient factor, leads some Japanese to use Iru.

 

 
Vampires: ヴァンパイア

Iru
This brings everyone along. They are indeed not living beings but they are humanoid and sentient, so if you see one I recommend to use Iru, you might otherwise offend him.

 

 

 

 

 

Ghosts: 幽霊 (ゆうれい )

Iru
Everyone accord whit this too, same reason than for the vampires. But if it were a ghost ship? well then that goes whit Aru.

 

 

 

 

 
Will-o’-the-wisp: 燐火 (りんか )

Aru(?)
Most said they would use Aru but I can not ignore the words of the sensei: “if it contains a human spirit, then use Iru”.

 

 

 

 

Dead animals:  動物の死体 (どうぶつのしたい)

Aru
Without a doubt. Doesn’t matter if it’s lying on the road or at the butcher, once it has left this world it goes with Aru, hoping it is not apparent death otherwise you’ll have to correct yourself.

 

 

Dead people: 人の死体 (ひとのしたい)

Aru(?)
Most answered with Aru, once they are gone they are no longer considered to be in life, however, as long as they are in a coma you still have to use iru and someone told me they would use Iru as a sign of respect even once the person has passed to a better life.

 

 

 

Robots: ロボット

Aru/Iru
Let’s leave the macabre to enter the world of tomorrow, if not of today. Robots are now a reality and we must therefore know how to adapt to them. some gave me the quick answer of Aru but others argue that if they are human enough you can use Iru. The eternal dilemma of the science fiction (not so fiction anymore nowadays), robots are alive and sentient, or just machines?

 

Virtual image: 虚像 (きょぞう)

Aru/Iru
It depends on what the image shows, virtual images of objects will be followed by Aru, those of people or animals from Iru, especially if they are sentient (or seem so) as Cortana in Halo or our friend Miku Hatsune.

 

 

 

A.I. : エ-アイ

Aru(?)
Most sayd Aru but it’s like as for the robots, how much they are alive? and what is it life?

 

 

 

 

 

Transformers: トランソフォルム

Iru
Definitely. They seem robots or sometimes cars or trucks, but they are sentient alien beings and therefore you have to use Iru.

 

 

 

 

 

Gundam: ガンダム

Iru/Aru
Simple rule, if there is the man inside use Iru, it most indicate the pilot than the robot, if it is empty, and therefore it is only an object, go with Aru.

 

 

 

 

 

 

I hope that was enough explanatory, in any case the basic concept is that it depends by you and your conception of things, if you believe that has a spirit and a will then use iru, if it’s just an empty object then go for Aru.

For further questions or clarification please write in the comments

またね!

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Monsters Invades Tokyo. (ITA / ENG)

On July 22, 2016, in English, Fashion, Italiano, by 03. Malkav
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Pokemon Go è uscito anche in Giappone! E già questa è una notizia. Sebbene difatti sia proprio quì che tutto è stato creato e prodotto, quì che risiedono quelle menti malvage nascoste dietro questo nuovo fenomeno di massa; è quì che è uscito per ultimo. L’australia ha infatti ottenuto il primo posto, i miei cari vecchi amici Aussie. (Però quando io ero in Australia quello è stato l’ultimo posto dove è uscito il film dello Hobbit). È toccato poi all’America e quindi all’Europa lasciando il popolo nipponico a bocca asciutta, alimentato solo dalle varie notizie che giungevano dal resto del mondo. Notizie di orde di bambini che invadevano stazioni di polizia. Notizie di raduni di ragazzi usciti per la prima volta dalle loro tane scure piene di snack e videogame per andare a scoprire il mondo. Notizie assurde, alle quali onestamente stentavo un po’ a credere finchè non l’ho visto accadere con i miei occhi.
Ma partiamo dall’Inizio.

No, non questo inizio, prima. Tutti quì aspettavano Pokemon Go in trepidante attesa. Per le aule e i corridoi della Kai si udivano sussurri su date, aspettative e sul grande bivio dell’iniziare con squirtle o charmender (che poi io ho sempre iniziato con bulbasaur nei vecchi giochi, ma va beh). sussurri che sono diventati voci e poi grida al continuo rimandare dell’uscita del gioco. “Domani esce” si diceva. “Domani è il giorno” ma quel domani non arrivava mai. A quanto pare anche a causa di un certo produttore di panini alla presunta carne bovina che sponsorizza il gioco e voleva che ogni suo punto vendite divenisse una palestra. I server poi non erano mai pronti. Il gioco era scaricabile già legalmente dal alcuni giorni, potevi creare il tuo personaggio.

(che grandi differenze)
catturare il tuo pokemon starter e poi più nulla. Fino a che il giorno è giunto davvero. Abbiamo ricevuto la notizia in classe durante un intervallo e da lì ogni ora, nei dieci minuti di pausa a noi concessi correvamo in strada, nonostante la pioggia, in cerca di pokemon, entusiasmandoci per un rattata o uno zubat (cosa mai successa nei vecchi giochi.)
E così la follia è esplosa a Tokyo e in tutto il Giappone, come probabilmente prima nel resto del mondo. Per tutto il giorno ho visto ragazzi, adulti, uomini e donne andare in giro per le strade con i telefoni in mano a catturare pokemon, e anche ora che è sera la cosa non accenna a diminuire, complice il fatto che sia venerdì.

Gruppo di studenti verso un pokemon stop (l’albero)

Amorevole coppietta a caccia di pokemon

Solo i bambini si sono salvati, troppo piccoli per avere un account senza il consenso dei genitori, sono rimasti a giocare normalmente ne parchi. (I più giovani eppure i più saggi).
Che dire del gioco in se? Mah. Onestamente avrei preferito qualcosa di più sobrio, ci sono pokemon ovunque, li catturi, tieni quelli che ti servono e gli altri li trasferisci in cambio di caramelle per far evolvere e crescere solo i più forti, un po’ contro quel senso di amicizia coi pokemon che cercava di ispirare Ash nei cartoni animati coi quali sono cresciuto. I pokemon non li alleni, li catturi e li nutri di caramelle, i combattimenti non sono a turni ma un premere inconvulso sullo schermo. Non so, avrei preferito trovare pokemon d’acqua nei fiumi, di roccia nelle grotte e d’erba nelle foreste o nei parchi, qualcosa di più a tema di un pidgey sul libro di kanji.
Avrei preferito qualcosa che portasse più vicino a quello che era il sogno di diventare allenatore, di creare la tua squadra e crescerla, di incontrare altri come te e duellarci, invece del solito gioco di accumulo di risorse. Anche la gente in giro non si incontra molto, si raduna, cattura il catturabile e si divide, se provi a parlarci fugge via terrorizzata dall’idea di una relazione sociale col mondo esterno. Si, mi ha un po’ deluso. Forse tutto quel camminare rimetterà un po’ in salute gli otaku grassottelli (sempre che non scaricano app che già girano per far camminare il tuo personaggio senza muoverti di casa) ma al di là di quello mi ha un po’ deluso e prevedo che me ne stancherò presto, anche se per ora sono preso bene e non starei quì a scrivere se non fosse che il server ha crashato per la millesima volta. In ogni caso oggi era una bella giornata, non c’era sole, non ha piovuto nel pomeriggio e c’era un’arietta fresca, così io sono andato ad allenarmi, che so che quello forse me lo porterò dietro per sempre ( anche se i miei compagni di allenamento mi hanno paccato, presumo causa pokemon). I giochi ci fanno sognare ed è bello ogni tanto immergersi e dimenticarsi che la vita non è proprio come la vogliamo, però credo che sia più utile cercare di trasformare la nostra realtà e inseguire i nostri sogni quì, perchè per quanto ci si possa rifugiare in un mondo di fantasia prima o poi la realtà viene a prenderci comunque. Nel frattempo… Gotta Catch’em All!!!

 
ENG

 
Pokemon Go has been released in Japan too; and that’s a news. In fact, even if it’s here that everything has been created and produced, here where live those hidden evil minds behind this new mass phenomenon; it is here that the game came out last. Australia got the first place, my dear old friends Aussie. (But when I was in Australia that was the last place where the movie The Hobbit came out). Then came America and later Europe, leaving the Japanese people high and dry, only fueled by the various news coming from the rest of the world. News of hordes of children invading police stations. News of hordes of nerds out of their lairs for the first time ready to go and discover the world. Absurd news I honestly couldn’t believe until I saw it happen with my own eyes.
But let’s start from the Beginning.

No, not this beginning, a little bit earlier. Everyone here was waiting anxiously Pokemon Go. In the classrooms and trough the hallways of the Kai Language school you could hear whispers of dates, expectations and the great crossroads of starting with squirtle or Charmander (Even if I had always started with bulbasaur in older games, but that’s fine). whispers that soon became voices, and then shouts to the continuous delay of the game. “Tomorrow comes,” they said. “Tomorrow is the day” but that tomorrow was never coming. Apparently also because of a certain brand of so called hamburgers which sponsors the game and wanted every sales point to become a gym. The servers then were never ready. The game was already legally downloaded from a few days, you could create your own character.

(Such a big difference)
catch your starter pokemon and then nothing else. Until the day really arrived. We received the news in class during a break and from there every hour , in the ten-minute break granted to us, we were running in the street, despite the rain, looking for pokemon, enthusiasts for a rattata or a zubat (something that never happened in the old games .)
And so the madness exploded in Tokyo and throughout Japan, as probably did before in the world. For all the day I saw Boys and Girls, men and women go around in the streets with the phones in hand to capture Pokemon, and even now that is evening, it continues unabated, aided by the fact that it is Friday.

Bunch of students at a pokemon stop (the tree)

Lovely couple hunting pokemon

Only the little kids kept on playng normal games in the parks, since they are to little to have an account without the permission of their parents. (the youngest and yet the wisest)
What about the game itself? Well, I honestly would have preferred something more sober, there are pokemon everywhere, you capture them, keep the ones you need and you transfer the others  in exchange for candy to evolve and grow the pokemon stronger. Kinda against that sense of friendship with pokemon inspired by Ash in the cartoons I grew up with and loved. You don’t train the pokemons, you just capture them and feed them candy, the fighting is not turn-based, but quickly pressing on the screen. I don’tknow, I guess I would have liked to find pokemon of water in rivers, rock pokemon in caves and grass ones in forests or parks, something more realistic than a pidgey on the kanji book.

I would have preferred something that would bring closer to what it was the dream of becoming a pokemon master, create your team and grow it, to meet others like you and have duels, instead of the usual game of resource accumulation. Even the people around don’t really get in touch with each other, they gather, they catch what’s catchable and then splits, if you try to talk to them they run away terrified of a social relationship with the outside world. He has a little disappointed me. Perhaps all that walking will force the chubby otakus to a little bit of fitness (unless they download the app that make your character walk arund without you leaving home), but beside that it has a little disappointed me and I think I will get soon tired of it, although so far I am still into it and I would not be here writing if the server didn’t crashed for the thousandth time. Anyway today was a beautiful day, there was no sun and it wasn’t hot, it has not rained in the afternoon and there was fresh air, so I went to train at the park, something that maybe I’ll bring with me for all my life. (although my training partners didn’t show up, I assume because of pokemon). The games make us dream and it’s good every now and then to dive in and forget that life is not quite like we want it to be, but I think it’s more useful to try to transform our reality and pursue our dreams here, because as far as we may flee in a fantasy world, sooner or later the reality will come to get us. But, meanwhile … Gotta Catch’em All !!!

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mumen rider

Jitensha wo kudasai!! (Ita / Eng)

On July 12, 2016, in Uncategorized, by 03. Malkav
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ITA

Tokyo è una grande città, una metropoli; ci vivono 13 milioni e mezzo di persone. Girare per Tokyo tuttavia non è difficile. Si, il traffico c’è, come in ogni grande città, sopratutto considerando l’innumerevole quantità di semafori presenti non solo agli incroci ma anche a quasi ogni passaggio pedonale, ma non quanto ne ho visto a Milano o in altre città ugualmente grandi. Scartata però l’idea dell’automobile per il costo e l’impossibilità di trovare parcheggio gratuito (e quì i parcheggi si che costano), il modo più comodo e più usato per muoversi è la metropolitana.


La metro di Tokyo è abbastanza semplice da usare, funziona come ogni altra metro del mondo e collega tutta la città, è rapida e non ci sono grandi attese per i treni ma non mi sento di dire che sia economica. Non ci sono grandi possibilità di abbonamenti che coprano al di fuori di una tratta (ad esempio Ueno – shinjuku) e anche questi comunque alleggeriscono non di poco il portafoglio. Se poi volete andare da qualche parte che esula dal vostro percorso quotidiano dovete fare il biglietto. Inoltre non tutte le linee accettano la tessera studentesca per ottenere degli sconti e i prezzi del biglietto sono calcolati sulla distanza e non sul tempo. In pratica in pochi giorni, girando nemmeno troppo ho fatto fuori circa 1000¥, e io abito vicino alla scuola. Deve esserci dunque un metodo più economico che non sia camminare per chilometri sotto il sole cocente.
c’è!

Basta guardarsi in giro ed è pieno di biciclette. Corrono per strada, sui marciapiedi, nei parchi, ovunque. Percorri brevi distanze in poco tempo e le lunghe distanze non pesano quanto camminare, sì ogni tanto ci sono delle salite, Tokyo non è proprio pianeggiante, ma mai nulla di faticoso o invalicabile. Puoi andarci davvero dappertutto, quasi tutte hanno un cestello sul davanti e un portapacchi di dietro per caricare la spesa. la viabilità le avvantaggia, non solo ci sono corsie per biciclette sui marciapiedi e passaggi pedonali.


ma anche quando non ci sono si può andare in strada e le auto saranno molto pazienti; nessuno mi ha mai suonato anche se magari gli bloccavo il passaggio. Se state sul marciapiede invece i pedoni si scosteranno per lasciarvi passare. Ci sono anche molti parcheggi per bici,


spesso gratuiti (al contrario delle auto) e se non ci sono parcheggi basta vedere dove ci sono tante bici parcheggiate e lasciarla lì, nessuno la toccherà (dicono che la polizia sia molto rigida con chi lascia la bicicletta al di fuori degli appositi parcheggi, ma difficilmente vi faranno una multa se l’avete messa con altre bici, se poi avete una catena per legarla a qualcosa non ve la potranno nemmeno portare via).
Si, la bici è il mezzo perfetto per girare, ma quanto costa una bici e dove si comprano?
I prezzi dipendono dal tipo di bici, ce ne sono un po’ per tutte le tasche. Le bici più economiche potete probabilmente trovarle in internet da qualche studente straniero che sta lasciando il Giappone; in questo caso però dovete provvedere a fare il passaggio di proprietà. Se la comprate in negozio invece ve lo faranno direttamente loro per 500¥.
Io la mia l’ho comprata al Yoyogi Recycle Garden, quì prendono bici rotte e le riparano facendole tornare come nuove. Si trova vicino a Yoyogi park e si riforniscono puntualmente. Quando ero andato io per esempio non avevano bici molto economiche ma ho chiesto e mi hanno detto di tornare il venerdì successivo. Quando sono tornato per 8.000¥ tasse e registrazione compresa mi sono portato a casa questa bellezza, con luce anteriore e lucchetto incluso.

Inoltre alla fine della mia avventura  potrò tornare a rivendergliela; più comodo di così!


ENG

Tokyo is a big city, a metropolis. 13 million and a half people live here. Getting around in Tokyo anyway is not difficult. Yes, there’s a lot of traffic jam as in any big city, especially considering the countless number of traffic lights, not only at intersections but also in almost every pedestrian crossing; still not as bad as I’ve seen in Milan or in other equally big cities. However, rejected the idea of a car because of the high cost and the incredible difficult of finding free parking lots (and parking here is really expensive), the most comfortable way to get around and the most used is the subway.

 

The Tokyo metro is quite simple to use, it works like any other metro in the world and connects the entire city, is fast and you don’t need to wait long for the trains to arrive but I would not say that it is cheap. There aren’t great chances for subscriptions that cover  outside of a section (eg, Ueno – shinjuku) and even these will lighten your wallet, and if you want to go somewhere else,  outside your daily path you will need an extra ticket . Moreover, not all lines accept student card to get discounts and ticket prices are calculated on the distance and not on the time. practically, in a few days, without going around too much, I have spent more than ¥ 1,000, and I live close to the school. There’s got to be another way besides walking for kilometers in the blazing sun.
There is!

Look around you in Tokyo and you’ll see a lot of bycicle. They run on the street, on sidewalks, in parks, everywhere. You can do short distances in a short time and long distances are not as heavy to do as walking. Yes every now and then there are climbs, Tokyo is not really flat, but never anything syrius. You can really go everywhere, almost all bikes  have a basket on the front and a rear luggage rack to load the shopping bags. the viability is very good for bikes, not only there are bicycle lanes on sidewalks and bicycle crossings.


but also you can go on the street and the cars will be patient; no one has ever honked at me even if I was on his way and if you are on the sidewalk, pedestrians will let you pass.
There are also many parking lots for bikes.

 They are usually free (unlike for the car) and if there are no parking just look where there are many parked bikes and leave it there, no one will touch it (they say the police is very strict with those who leave the bike outside the designated parking areas, but they will  hardly make you a fine if you put it with other bikes, also if you have a chain you can tie it to something and they will not be able to take it away).
Yes, the bike is the perfect way to get around, but how much does it cost and where you can buy a bike?
Prices depend on the type of bike. You can probably find the cheapest bikes on the internet from some foreign student who is leaving Japan. In this case you will have to provide for the change of ownership. If you buy it in the store instead they will do it directly for ¥ 500.
I bought mine at Yoyogi Recycle Garden, here they take old and broken bikes and repair them making them like new ones. It is close to Yoyogi park and stockd up weekly. When I went there, for example, they did not have any cheap bike but I asked and they told me to come back the following Friday. When I came back for ¥ 8,000 including tax and registration I brought home this beauty, with front light and  lock included.

Also at the end of my adventure I can sell it back to them; couldn’t be easier!

 
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Tokyo immigration Bureau

On July 4, 2016, in English, Italiano, Life in Japan, by 03. Malkav
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Quando ti iscrivi ad una scuola in giappone, come la Kai per esempio, ti inviano a casa una bella busta con dentro il certificato di elegibilità che ti serve per richiedere il visto ed una serie di fogli con la spiegazione di tutto ciò che devi fare prima di partire, quando arrivi e dopo. Fra queste spiegazioni ci sono anche una decina di righe che spiegano in maniera chiara e semplice come ottenere il permesso di lavoro. È molto semplice. Una volta scesi dall’aereo in giappone ti metti in fila per il controllo del passaporto; a quel punto, vedendo che hai il visto studente, procedono a farti la Zairyu card, che è la carta di residenza con la quale bisogna sempre andare in giro se non si vuole rischiare una multa. Praticamente la  carta d’identità giapponese per noi gaijin. Ecco, in quel momento non dovete fare altro che estrarre il modulo, che la scuola vi ha inviato nella già citata busta, compilarlo semplicemente con la vostra firma e la data di arrivo e a quel punto vi rilasceranno il vostro bel permesso per lavorare.

“Ma è semplicissimo!” direte voi
“Si, lo è.” Vi rispondo io.
“Chi potrebbe essere così stupido da sbagliare una cosa così semplice?”
….
….
….
ecco…

 

 

 

 

 

 

Nel quartiere di Minato c’è il Tokyo immigration Bureau, o Jigoku (l’inferno) come qualcuno l’ha chiamato. Eh si, se per qualche strano motivo e/o perturbazione cosmica e/o voglia di masochismo vi dimenticato di tirar fuori il modulo per la richiesta del permesso di lavoro all’aereoporto è quì che dovete andare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La stazione più vicina è quella di Shinagawa, facilmente raggiungibile da ogni parte di Tokyo dato che fa parte della linea circolare Jr Yamanote, ma da lì c’è poi da camminare almeno per un’altra mezz’oretta, in alternativa c’è un autubus che si ferma proprio lì davanti ma non so dirvi quale sia.
Innanzitutto c’è un altro modulo da compilare, chiamato:
“Application for Permission to Engage in Activity other than that Permitted under the Status of Residence Previously Granted”
È disponibile anche in inglese (e le belle notizie finiscono quì) e vi chiederà qualche informazione in più del precedente. quindi nome, cognome, età, indirizzo (essenziale scriverlo giusto), numero di telefono (se non l’avete potete dare quello della scuola), ecc..
A questo punto andate al piano superiore e vi mettete in coda nel settore B. Quando sono andato io la coda è durata mezz’ora circa, dopo la quale scoprite che quella è la coda per ottenere il numero. Difatti non ci sono le macchinette col bigliettino per quello ma una serie di impiegati che valuteranno la vostra richiesta e se avete tutto l’occorente; ovviamente parlandovi in giapponese, perchè all’ufficio IMMIGRAZIONE, nessuno parla inglese. Infine vi rilasceranno il numerino.
Mio numero: 629
Numero chiamato al momento: 302

 

 

 

 

 

 

 

Sapete quel libro che tenete sul comodino da anni e non avete mai letto per mancanza di tempo? Ecco questa può essere una buona opportunità.
In pratica sono rimasto lì circa altre 4 ore, una volta giunto il mio turno gli ho consegnato il modulo e i documenti richiesti, mi hanno fatto attendere un’altra decina di minuti per controllare che fossi in regola e poi mi hanno lasciato andare.
“Col permesso di lavoro?”
“ahahah no, certo che no.”
Con la promessa che mi invieranno fra 3-4 settimane, a casa, un avviso con su scritto che dovrò tornare all’ufficio immigrazione a ritirare il permesso…. speriamo.
ENG.

When you sign up for a school in Japan, such as Kai for example, they send you home a nice envelope with the certificate of eligibility that you need to apply for a visa and a set of sheets with the explanation of all you have to do before leaving, when you arrive and after. Among these explanations there are about a dozen lines that explain, in a clear and simple way, how to obtain a working permit. It’s very simple. Once off the plane in Japan you find yourself in a queue for passport control; then, seeing that you have a student visa, they proceed to make you the Zairyu card, which is the card of residence which you always go around with if you do not want to risk a fine. Pretty much the Japanese identity card for gaijin. At this moment, all you have to do is pulling out the module the school has sent to you in the previously mentioned envelope; simply fill it with your signature and the date of arrival and then they will issue your permit for working.

“Too Easy!” you say
“Yes it is.” I answer.
“Who would be so stupid to get it wrong?”
….
….
….
ehm …

 

 

 

 

 

 

In the district of Minato there is The Tokyo Immigration Bureau, or Jigoku (hell) as someone called it. Oh yes, if for some strange reason and / or cosmic perturbation and / or desire for masochism you forgot to pull out the form to request the work permission at the airport, here is where you have to go.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

The nearest station is in Shinagawa, easily accessible from all parts of Tokyo since is part of the circular line JR Yamanote, but from there, there is to walk for at least another half an hour, alternatively there is a bus which stops right there but I don’t know which is it.
First of all there is another form to fill out, called:
“Application for Permission to Engage in Activity Other than that Permitted under the Status of Residence Previously Granted”
It is also available in English (and the good news ends here). It asks you a little more information than the other one. Full name, age, address (essential to write it right), telephone number (if you haven’y one you can give the number the school), etc ..
Now go upstairs and you stand in line in sector B. When i was there the queue lasted about half an hour, after which you find out that that is the queue to get the number. In fact there are no machines with notes for that but a number of employees who will evaluate your request and if you have all the necessary; of course they talk in Japanese, because at the  IMMIGRATION office, noone speaks English. Finally, they will release your number.
My number: 629
Number called in that moment: 302

 

 

 

 

 
Do you know that book you have been holding on the night table for years and had never the occasion to read it? This can be a good opportunity.
I had been there for about other 4 hours, When my turn came I handed the form and the required documents, they made me wait for other ten minutes to check that everything was regular and then they let me go.
“With the permit for working?”
“hahaha no, of course not.” . With the promise that they will send me, in 3-4 weeks, at home, a notice that says I’ll have to go back to the immigration office to pick the permit up …. hopefully.

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