Premessa: questo post non vuole essere un’enciclopedia (come nessuno dei miei post). È un articolo in cui dico tutto e allo stesso tempo non dico nulla: ci sono i miei pensieri confusi, le mie opinioni confuse, i miei sentimenti confusi.

Perciò prendetelo così com’è.

Ah, e le foto non sono mie ad eccezione dell’ultima.

 

Mentre cercavo di combattere la noia scegliendo a caso video su Youtube, mi sono imbattuta in questo:

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Come potete vedere si tratta di un video sulle acconciature e gli stili che andavano di moda in Giappone, o che comunque rappresentavano un’icona di stile. Vi consiglio di guardare anche il “making of”, dove viene un po’ spiegata la storia di quegli anni.

Chi non ha famigliarità con la moda giapponese sarà sicuramente collassato durante la sequenza del 1990. Una ragazza giapponese con un’abbronzatura esagerata, trucco esagerato ed espressioni esagerate? Che fine ha fatto il concetto “bianco è bello”?
Ed è per questo che oggi vi parlo delle Ganguro.

 

Le Ganguro (“faccia nera”, tradotto letteralmente) erano una subcultura facente parte del movimento Gyaru (proveniente dal termine inglese Gal, “ragazza”).

Le Gyaru erano ragazze che (pare) per opporsi alla rigida mentalità giapponese decisero di sfidarla tingendosi i capelli, accorciando la gonna della divisa scolastica e iniziando a portare accessori vistosi; in altre parole, facevano tutto ciò che veniva considerato inadeguato, guadagnandosi così una cattiva reputazione.
Uno dei miei primi manga, “Gals“, aveva per protagoniste proprio ragazze di questo tipo e penso dia un’interessante rappresentazione della società giapponese di quel tempo.

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Ma se da una parte le Gyaru erano additate come ragazze frivole e di facili costumi, dall’altra erano viste meglio delle Ganguro, il cui stile era estremizzato al massimo ed esaltato dalla profonda abbronzatura.
C’è la tendenza in Asia di considerare l’abbronzatura come qualcosa appartenente ai ranghi più bassi della società, in quanto strettamente collegato alla vita contadina: non a caso sia nelle Filippine che in Cina la pelle diafana è simbolo di bellezza quasi divina e si possono trovare infiniti prodotti che promettono un pallore lunare in poco tempo.
Ed il Giappone non è da meno.

Girovagando per il web mi sono imbattuta in questo breve servizio dedicato alle Ganguro:

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Come quasi ogni programma televisivo giapponese che si rispetti, vi basterà osservare la reporter per poter dedurre quale opinione avesse la gente comune in materia: le Ganguro erano alla stregua di animali da circo, persone da deridere e da evitare.
Tutt’oggi la società giapponese non è incoraggiante verso ciò che non segue la normalità, come nel detto “il chiodo che sporge va preso a martellate“; sebbene ai giorni nostri può sembrare un atteggiamento troppo rigoroso, è senza dubbio meno rigido rispetto ai decenni scorsi.

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Essere una Ganguro significava essere additata come una ragazza facile, stupida e dalla scarsa igiene, tanto che questo stile, nonostante la popolarità di cui godeva, sparì nel decennio successivo, assieme ai numerosi solarium. Venne sostituito da Yamamba e Mamba, versioni ancora più estremizzate delle Ganguro, che però sono ormai rari.

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Yamanba (Sopra) e il successore Mamba (sotto)

 

Anche Egg e Ageha, le riviste guru della moda Ganguro e Gyaru in generale, hanno chiusi i battenti nel 2014, anche se Ageha è tornata alla luce e sono pure riuscita a trovarlo in un conbini.
E l’avrei anche comprato, se non fosse costato 700円!

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