Hi everyone! I’m Jacopo and I’m a Kai student in 3-M class starting from last July. I’m from Italy and I moved to Tokyo after having lived in London, where I was attending an MA in Anthropology of Tourism at Soas University. In my spare time I like to read, walking and discovering new places, taking pictures and talking with people. Nice to meet you all!

みんなさん、こんにちは!

私はヤコポと申します。私は7月からカイスクルの3・Mクラスの学生になりました。

私はイタリアから来ました。 ロンドンに住んでいた時SOAS大学の観光の人類学のMAを卒業した後、東京に引っ越しました。

暇な時間の時は、読んだり、散歩したり、新しい所を見つけたり、写真を撮ったり、人としゃべったりするのが大好きです。

よろしくおねがいします!

 

 

Il primo post che ho intenzione di scrivere si basa fondamentalmente sulla mia abitudine nell’intraprendere passeggiate solitarie nelle ore morte tra un impegno e l’altro. Probabilmente tutti gli appassionati del paese del Sol Levante sapranno che Tokyo è l’incarnazione vivente di quella carattersitica tipicamente giapponese del miscelare tecnologia e tradizione, avanguardia e cultura autoctona, spinta verso il futuro e attaccemento alle radici. Quello che però porta alla completa comprensione di questo concetto è il realizzare che questo paradossale connubio ha luogo anche nelle realtà più piccole. L’occhio dello straniero, ancora non avvezzo al nuovo paesaggio metropolitano, rimane esterrefatto quando viene gettato in inaspettati paesaggi onirici nel bel mezzo di strade trafficate e vertiginosi grattacieli. Questo è il caso del 甘泉園公園.

 

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La particolarità di questo piccolo parco è quella… di non essere segnato sulla mappa. Di solito gli spazi naturalistici in Tokyo sono segnati in verde sulle mappe. In questo caso il Parco 甘泉園 si distingue dagli altri per non avere precise coordinate geografiche. Avendo anche un ingresso che salta poco all’occhio, entrare in questo piccolo gioiello naturale può capitare per caso o solo se se ne conosce l’esistenza per sentito dire. Personalmente mi sono imbattuto nel 甘泉園公園 poche settimane fa, girovangando per la città mentre aspettavo una mia amica in zona Waseda per poi mangiare del ramen. Infatti il parco si trova proprio a pochi minuti a piedi dall’intersezione di Nishi Waseda. Anche arrivarci dalla famosa Waseda Daigaku non è cosi difficile come sembra.

 

 

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Avvistato da lontano il piccolo portone in legno, mi sono avvicinato e ho chiesto il 読み方 del luogo ad una passante che portava a passeggiare il suo bambino di pochi anni. Nella più classica delle premure giapponsesi, il messaggio sul cartello avvisa di non allarmarsi nel caso si avvistassero serpenti: anche se si venisse morsi, non si correrebbe alcun rishio, essendo questi ultimi privi di veleno. Continuando a camminare per pochi metri su un sentiero delimitato da una moltitudine di diverse piante e fiori, si arriva alla principale (e unica) attrazione del parco: un piccolo e terso specchio d’acqua attraveresato da piccoli ponti di collegamento che portano ad un isolotto artificiale.

 

 

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La sensazione trasmessa è di profonda pace, anche grazie al fatto che lo sguardo può abbracciare l’interezza dello spazio senza interruzioni di sorta e senza essere disturbato dalla consueta calca tipica della Metropoli giapponese (oltre a me, solo la mamma e il bambino passeggiano rapiti sulle sponde del laghetto).  Gli unici abitanti del luogo sono i grossi pesci d’acqua dolce e i numerosi gatti che popolano il verde del parco, scambiandosi fusa e rincorrendosi tra i cespugli. E proprio mentre scatto alcune fotografie ai gatti selvatici sulla collinetta artificiale, mi giro e lo sguardo si ferma sulla scena che mi si para davanti agli occhi. Del tutto dimentico dello spazio urbano che mi circonda, al di là delle fronde degli alberi un grattacielo si erge a ricordarmi che questo piccolo paradiso è incastonato in una realtà totalmente diversa. Ancora una volta cemento e fiori, business e tradizione, uomo e natura combattono la loro interminabile battaglia. Qui, però, il risultato è armonioso e quasi rassicurante.

 

 

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In seguito, dopo alcune ricerche, ho scoperto che il nome del parco Kansen’en, letteralmente Giardino della Dolce Fontana, deriva dal fatto che, quando in epoca Edo era abitato dalla potente famiglia Shimizu, le acque del suo lago erano talmente limpide da poter essere usate nella preparazione del té per i membri del casato e per i loro ospiti. Con la caduta della famiglia durante la ristorazione Meiji del 1867, la proprietà passò per un periodo all’Università Waseda per poi diventare parco pubblico. Il nome dello spacchio d’acqua è Yamabuki-no-Ido, letteralmente Pozzo delle Rose Giapponesi, ed era usanza che durante la primavera la sua superficie fosse sempre rigogliosa di ninfee e fiori di ogni tipo. Nella sua semplicità e naturale bellezza questo minuscolo spazio di tranquillità merita davvero una visita.