Click here for the italian version.
“Let’s play a game:  I’ll say a district name of Tokyo, tell me the first thing that pops into your head.”
“Okay, sure!”
“Fashion, Shopping.”
“Fun, Nightlife.”
“Anime, Manga, Electronic.”
“… Something to eat?”

An imaginary conversation with someone.


Ah, Tokyo! The place where any dream can come true!
The East Capital, the city which never sleeps… except for trains, ‘cause if you lose the last one it’s gonne be a huge trouble.

Most people want to come here, attracted by japanese tecnology, food and oddity, but Tokyo isn’t just that : near skyscrapers lie remains of a past which people is still attached to. Not only museums: going a little further, you’ll be able to find another world, far away from district chaos and daily stress.

Ladies and gentlemen, welcome to Shitamachi.

Shitamachi was the downtown of Tokyo, as its name says (kanji 下町, meaning “down” and “town”). Very different form the modern idea of Tokyo, Shitamachi conserva holds a nostalgic feeling and is becoming famous among tourists; particurarly, Yanesen area, namely Yanaka, Nezu and Sendagi ones, has little shops, restaurants and temples which still show old Japanese face.

Let’s start from Nezu, where I’m currently living; first stop is Nezu Shrine, one of the oldest among Japan according to legend; aside from the main structure, there’s a red torii that leads to another small shrine called Otome Inari.

Very crowded in April with azalea blossoming, you can get into the garden with a fee.

Moving forward you across Sendagi and the Sudo Park; haven’t found any information on internet, but it’s the best for relaxing!


And here we are at Yanaka, heart of Shitamachi, one of the few areas that survived after earthquakes and wars.
Its most famous place is Yanaka Ginza, a narrow shopping street pace with old and interesting shops.

If you get the chance, try the Taiyaki, my favourite japanese sweet: getting out Yanaka Ginza, climb the stairs and turn right to the main street. Yummy!

Taiyaki, a fish shaped cake filled with anko.


And not so far there’s a senbei shop, japanese crackers.

Senbei, rice crackers.


You can choose now: turn back to Nishi Nippori if you don’t wanna miss Suwa Shrine and Niomon Gate , and many other temples.

Suwa Shrine

Niomon Gate


Instead, keep moving forward Nishi Nippori across other shrines and you’ll get into Yanaka Cemetery, really beautiful with cherry blossom.

Here stands Tennoji Temple; its bronze statue of Buddha survived the civil war that destroyed the original building and became one of the most known attraction of Yanaka.

Last but not least, Zenshoan Temple and its golden giant Buddha sparkling in the sunshine!

These were the main sightseeing in the area, but my favourite part was wandering around with no particulary place to go: I loved the peace and the atmosphere of the area and was quite nice leaving everyday stress behind.

If you like, I posted all the pictures on Facebook here, but descriptions are all in italian.

Thank you for reading and have a nice weekend! Please let me know any mistake I’ve done so far, my english in kinda bad!


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On May 9, 2015, in Uncategorized, by 06. Martina

Ciao a tutti! Mi chiamo Martina, sono italiana, di Prato, vicino Firenze.

Sono qui da gennaio, sono partita dal primo livello. Ho voluto studiare giapponese perché mi piacciono le lingue e adoro il suono della lingua giapponese. Inoltre, guardando anime sin da bambina ho avuto modo di appassionarmi anche alla storia e alla cultura di questo bellissimo e stranissimo paese. E’ una meravigliosa esperienza, che mi sta insegnando molto, persino su me stessa.

I miei hobby sono principalmente leggere, sia libri che fumetti, guardare film, anime e telefilm e scrivere. Ho una famiglia grandiosa e ben quattro amici su cui posso sempre contare, più altri che sono comunque buoni. In quanto a persone che mi circondano mi ritengo molto fortunata.

Purtroppo non c’è molto da dire su di me, e sinceramente non sono brava a farlo. Ad ogni modo piacere di conoscervi ^_^

IMG_0860 Ebbene sì, questa sono io, in uno dei miei momenti migliori (da notare l’abbigliamento fine e la pettinatura elaborata).



On May 8, 2015, in English, Self-introduction, by 05. Christine

Being a really rude person, I wrote about three posts without introducing myself first, but that’s just because I totally forgot am very busy these days… Let’s try making up!

Hello everybody! My name is Christine and I’m from Italy, even if I may not look like one ‘cause my mother is from Philippines and I got asian features.
I came to Japan at the end of March and intend to stay here for a year trying to learn as fast as I can… which is quite troublesome since I’m fast as a turtle.
My hobby is getting lost everywhere I go, but ehy, here in Tokyo it’s a good way to enjoy the city and its secret places, so that’s not a big deal.
Oh, and I like writing too! This is my first time dealing with a school blog, but I’ll try my best!
My first posts were all in Italian and after a reaaaally long consideration I decide to write only in English here, so next step will be trying to translate all of them. Actually, my English is quite embarrassing, please forgive me.
I’ll keep writing in Italian in my personal blog and maybe post different things, so if you are bored and have nothing better to do, you can have a look!

What else? I love pandas.
And that’s it. (Quite a strange way to finish a self introduction, but you know, I’m running out of ideas.)

See you next time! And please don’t be afraid to point out any mistake I wrote.





On May 4, 2015, in English, Self-introduction, by 02. Hana

Konnichiwa friends,

It’s Monday morning, 26C degrees and sunny and a National Holiday in Japan… so I am going to keep it real short!

My name is Hana. Not Hanna or Hannah; and clearly not Anna, Ana, Jana or Johanna (People at Starbucks© sometimes get even more creative). On top of a commonly misspelled name, I have 25 summers behind me and no experience in blogging so please, bear with me.

Why am I here? Because I thought I would give blogging a go, just like I gave Matcha KitKat© a go when I first came to Japan… and every other KitKat© flavor ever since. You never know unless you try! Within reasonable limits of course. I do not recommend trying Unko Kitkat© (If in doubt please see: Unko vs. Anko). 

Having said that, I consider ourselves done with the (culinary) lesson of the day. Time to enjoy the sun! :-)




Languages: Patchwork – but mostly English, Japanese and Spanish. 

Countries visited so far: 13

Interest: Good living. That involves worry-free amounts of sun, learning, travel, food & wine, sports, arts… and also business.

Una piccola nota: ho caricato su Facebook tutte le foto riguardanti l’ultimo post sul mio giro nel Parco di Ueno; è un album pubblico, perciò dovreste essere tutti in grado di vederlo.

Vi lascio il link qui sotto, se siete curiosi dateci un’occhiata!

Le Mie (Dis)avventure – University of Tokyo Hospital

In realtà nei miei programmi questo post non era stato nemmeno pensato, ma si sa che sono un tipo fortunato e che non mi faccio mancare nulla…

Venerdì pomeriggio sono andata al party organizzato dalla scuola in un Izakaya, ovvero un pub giapponese, dove abbiamo mangiato, bevuto e cantato a volontà; visto che alle 20 siamo dovuti andare via, con i miei compagni abbiamo deciso di infilarci in un karaoke e siamo andati avanti per un po’.

Sono tornata a casa con l’ultimo treno, conscia del fatto di avere alzato un po’ troppo il gomito, ma ero lucida e non ho avuto problemi nella via del ritorno… I guai sono cominciati il mattino seguente.

Dopo essermi svegliata abbastanza presto, mi sentivo lo stomaco in subbuglio e ho continuato a sonnecchiare, ma qualche ora dopo la nausea ha avuto la meglio e sono stata costretta a passare le ore seguenti attaccata ad un sacchetto.
All’inizio pensavo fosse normale (più o meno), che magari fossero le conseguenze dell’alcol, ma dopo la quinta volta ho iniziato a preoccuparmi seriamente: non riuscivo a stare in piedi, stavo morendo di sete ma qualsiasi cosa provassi a bere non ne voleva sapere di rimanermi nello stomaco e avevo un freddo cane; addirittura ad un certo punto sono quasi svenuta.

Ovviamente ero completamente da sola a casa, perciò ho contattato la zia che vive qui in Giappone per farmi dare un consiglio; la mia scuola aveva poi rilasciato a tutti un plico informativo su cosa fare e chi chiamare in caso di emergenza, perciò mi son ripromessa di andare all’ospedale se fossi peggiorata.

Piccola premessa: una delle prime cose da fare una volta che ci si trasferisce in Giappone è andare a registrarsi in Comune e chiedere l’assicurazione sanitaria, che con una piccola somma ogni mese ti copre il 70% dei costi ospedalieri; nel mio caso, poi, l’altro 30% è coperto dall’assicurazione scolastica, che provvederà a ridarmi i soldi dopo un mese circa.

L’assicurazione sanitaria non è obbligatoria, ma se doveste sentirvi male o avere un incidente rischiate di dover pagare cifre esorbitanti anche se non avete nulla di grave.

Il tesserino sanitario, il plico informativo per le semergenze e la mia Zairyuu Card. 
Dopo aver aspettato ancora un po’ ed essere riuscita a mandare giù qualche pezzo di mela, mi sentivo sempre peggio e alla fine mi sono decisa a chiamare l’ambulanza.

Il numero da chiamare è il 119, che corrisponde ai vigili del fuoco; mi ha risposto un uomo e ho chiesto se ci fosse qualcuno che parlasse inglese. La conversazione più o meno è stata questa:

“C’è qualcuno che capisca l’inglese? “
“No. Giapponese?”
“*Oddio. Vabbè, ci provo.* Mi. Sento. Male.”
“Di cosa ha bisogno? – inserire parola giapponese a caso. –“
“Scusi, ma parlo ancora poco giapponese, non capisco.”
“… Ambulance? Questo è il reparto dei vigili del fuoco.”
“Sì, un’ambulanza! Ho bisogno di un’ambulanza.”
“Ok. Abulance please?”
Abulance please?”
“Cos… Sì, ho detto sì.”
“Abulance please?”
Abulance please? Abulance please? Abulance please?”

Ho buttato giù, esasperata, ma mi hanno richiamato subito dopo, sempre chiedendo “Abulance please?”
Al che sono sbottata “Sì, ho bisogno di una dannatissima ambulanza!!!”
“Ok, rimanga in linea.”
Cioè, ma ci voleva tanto???

Subito dopo mi hanno passato il servizio del’ambulanza con un’operatrice che parlava inglese –siaringraziatoilSignore- e che mi ha chiesto di descriverle i sintomi e cosa fosse successo; ovviamente la prima cosa che mi ha detto è che probabilmente era colpa dell’alcol, ma quando le ho detto tutto quello che mi era capitato, ha commentato con un “Beh, è strano. Mi dia l’indirizzo, le mando un’ambulanza.”

Sono arrivati dopo nemmeno 10 minuti, il tempo di mettermi qualcosa addosso; mi hanno chiamata per avvisarmi che erano fuori dalla porta e dato che riuscivo a camminare pian pianino ho rifiutato la barella (le scale sono talmente strette che sarebbe stato difficile portarmi giù).
Ho notato che avevano la divisa dei vigili del fuoco, quindi probabilmente sono loro che gestiscono le ambulanze e non l’ospedale.

Una volta dentro mi hanno chiesto il tesserino sanitario e la Zairyuu Card, ovvero la carta che ti viene rilasciata come documento per i residente stranieri, poi mi hanno fatto qualche domanda con l’aiuto di un foglietto illustrato per indicare i sintomi.

Il più anziano mi ha misurato la febbre e dato che avevo 37.7 ho commentato con un “Ah, allora niente, non ne ho.”

In tutta risposta lui è sbiancato e mi ha dato la tipica mascherina bianca, commentando “Hai la febbre alta! Mettiti questa, per cortesia!”
Uhm, ok.

L’ospedale era vicino a Ueno, la University of Tokyo Hospital.

Il dottore che mi ha seguita era un ragazzo piuttosto giovane di nome Yoshimoto o Yojimoto (ero troppo in botta per capirne il nome), che parlava un po’ di inglese; dopo avergli spiegato i sintomi mi ha detto che la prima cosa da fare era cercare di reidratarmi, ma dato che non riuscivo a buttare giù niente mi ha fatto la flebo.


Di solito non faccio storie con gli aghi, ma questo era bello lungo e mi ha fatto parecchio male; oltrettutto il primo tentativo è fallito perché è spuntato fuori che avevo una leggera allergia al disinfettante, perciò ho sofferto il doppio.
Da lì è stato un via vai di controlli, infermieri e domande sul mio background sanitario, che vi risparmio; mi hanno iniettato qualcosa come due litri e mezzo d’acqua e una medicina contro la nausea.

La cosa che mi ha un po’ sorpresa è stato l’atteggiamento del medico: ogni volta che doveva fare qualcosa, dal semplice controllarmi la pressione all’elettrocardiogramma, mi spiegava per filo e per segno cos’avrebbe fatto e si scusava; è stato comunque davvero gentile e mi sono trovata bene con tutti loro.

La diagnosi finale è stata: febbre e virus allo stomaco, che avrei debellato in due, massimo tre giorni.
Per le 20:50, dopo quasi quattro ore, è stato deciso che potevo essere dimessa e mi hanno accompagnato alla cassa per pagare.
Pensate che sia finita così? E invece no!
È saltato fuori che la macchinetta non accettava le carte di credito estere e io ero uscita senza contanti; ho provato anche a prelevare da un ATM all’interno dell’ospedale ma niente.
Un altro dottore gentilissimo e piuttosto giovane mi ha accompagnata fino al konbini più vicino per cercare un altro ATM, tentativo ovviamente andato a vuoto.

Alla fine ho compilato un altro modulo dove mi assumevo la responsabilità di pagare il giorno dopo e sono finalmente tornata a casa.
Riassumendo, ecco le mie opinioni riguardo a quest’esperienza.

Positivo: gentilezza e professionalità di tutti, dagli addetti all’ambulanza ai dottori e agli infermieri; forse un po’ troppo scrupolosi, ma alla fine è stato meglio così.

Negativo: il parto per far arrivare l’ambulanza e il fatto che non accettino le carte estere; il dottore che mi ha accompagnata al konbini mi ha detto che è un pessimo sistema e che addirittura fino a poco tempo fa potevi pagare solo in contanti… Cioè, sono in uno dei Paesi più all’avanguardia del mondo, com’è possibile una cosa del genere?

E questo è stato il mio pre-compleanno alternativo; tra poco mi preparo e andrò a pagare, sperando di non avere altri inconvenienti…
Per oggi è tutto! Alla prossima settimana!

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