Naka-Meguro

Hanami à Megurogawa

On April 21, 2016, in Life in Japan, by 01. ScillaChan
0

Ce mois-ci, j’ai beaucoup manqué de temps pour écrire régulièrement, j’ai eu beaucoup de travail ce printemps, donc j’ai un peu de retard avec les sujet de mes postes… ^^’ Mais c’est pas grave.
Il n’y a pas si longtemps, à Tokyo, on a eu le droit à la floraison des cerisiers et qui dit cerisiers au Japon dit forcément O Hanami! C’est toujours un moment très convivial et j’adore parcourir mes spots favoris avec mes amis. Alors je partage aevc vous quelques-une de mes photos.

Ce fût au court d’une promenade nocturne et sous la pluie que je suis allée me promener. L’endroit est très connu et n’ayant que peu de temps libre en journée, je m’y suis rendue de nuit, juste après mon travail. Il y avait relativement du monde malgré la pluie. Marcher le long de la Megurogawa (rivière traversant Meguro) était vraiment agréable. J’ai longé la Megurogawa durant un peu plus de 2h, de la station Gotanda (JR Yamanote sen, Toei Asakusa sen) à Naka-Meguro (Tokyu Toyoko sen, Tokyo Metro Hibiya sen). C’était la première fois que je faisais ce parcours et j’ai beaucoup apprécié. Calme et très reposant en soirée. Je pense que l’année prochaine, je testerai ce même parcours de jour et j’espère sans pluie cette fois! XD
Je vous laisse regarder les quelques photos que j’ai prise. Elles ne sont pas parfaites, mais ceux sont mes favorites.

(Je suis désolée pour celles qui ne sont pas redressées, avec le programme du blog de l’école, je n’ai pas réussi à le faire, mais je vais voir si un professeur pourra m’aider. Alors en attendant, elles seront de travers… ^^’ Désolée. )

Tagged with:
 
anime-black-and-white-girl-manga-Favim.com-2946407

Ma 4ème année à KAI

On April 20, 2016, in Française, Life in Japan, School Life, Self-introduction, by 01. ScillaChan
0

Ce soir, je regardais mon calendrier quand soudain j’ai réalisé que cela faisait 4 ans que j’étais élève à Kai! CA FAIT DEJA 4 ANS!! oO’ Pfiou! C’est incroyable comme le temps passe vite! Alors évidemment je me dis que je dois faire un petit bilan.
anime-black-and-white-girl-manga-Favim.com-2946407 (more…)

Tagged with:
 

La Metro di Tokyo

On April 18, 2016, in Life in Japan, by 02. Christine
0

Quando si parla di trasporti, la mia adorata Genova lascia decisamente a desiderare e chiunque ci viva può confermarlo.

Per i profani, provate a chiudere gli occhi e ad immaginare una città dislocata su più altezze, dai forti che sovrastano il paesaggio alle piazze che si trovano sotto del livello del mare; un labirinto di luoghi collegati tra loro da funicolari, ascensori, autobus, metropolitana e treni.

Che solitamente non funzionano, o almeno non tutti assieme.

Per chi viene da un piccolo borgo o da una città mal organizzata come la mia, il primo viaggio a Tokyo potrebbe essere un vero shock: qui non si può parlare di “metropolitana” nel senso in cui lo intendiamo di solito, poichè si tratta di un insieme di trasporti diversi collegati tra loro in un’intricata ma efficientissima ragnatela.

 

Per farla breve, il sistema dei trasporti treni/metro è gestito da compagnie diverse:

1) la Tokyo Metro, che gestisce nove linee, è la metropolitana sotterranea e la tariffa minima per una corsa è di 160 yen.

2) La Toei, che ha in mano quattro linee e che parte da 170 yen.
Mi raccomando, non confondetela con la Toei Animation come ha fatto la sottoscritta, sono due compagnie diverse!
Vi vedo confusi, quindi eccovi una mappa esplicativa dal sito Nanoda.

http://www.nanoda.com/public/images/Giappone/tokyo/rosen_eng.pdf

State ridendo sotto i baffi pensando che non sia complicato, vero? Ma cosa succederebbe se aggiungessi un’altra compagnia?
3) La JR East Group, che ha una rete di treni tutta sua (compresi i famosi Shinkansen) e che gestisce la linea più comoda dell’intera capitale: la Yamanote Line.
Anche qui, vi metto la mappa ufficiale

http://www.jreast.co.jp/e/info/map_a4ol.pdf

Ora non ridete più, eh?

Ma niente paura! Se persino una che si perde appena uscita di casa riesce ad orientarsi in questo labirinto, chiunque può uscirne vivo.
Basta seguire qualche piccolo accorgimento.

 

GUIDA DI SOPRAVVIVENZA NELLE STAZIONI


1) Procuratevi le mappe delle linee

Questa è facile, dai, ve le ho appena postate! Se però preferite averle cartacee come me e non potete stampare dal sito, vi basterà recarvi in una qualunque stazione e chiederle agli omini dei gabbiotti (che non ho ancora capito se siano poliziotti o meno).
OCCHIO che la maggior parte non parla inglese e conosce a malapena qualche parola, ma cercherà di aiutarvi in ogni modo a gesti e con quel poco che sa; se siete di buon cuore potete imparare a memoria la parola “rosenzu”, che significa “mappa del percorso”, e farla precedere da “metro and JR”.
Non sbilanciatevi più di così se non siete abili nel giapponese, o si sentiranno rinfrancati e inizieranno a parlarvi velocemente in dialetto!
2) Studiatevi il percorso in anticipo

Per controllare le tariffe ci sono vari siti e applicazioni per cellulari, io uso sempre Google Maps!
Se non avete modo di accedere ad internet, dalle macchinette automatiche per fare i biglietti ci sono le mappe con i prezzi delle corse a seconda del tragitto; nelle stazioni più piccole potrebbero esserci solo le liste delle stazioni in giapponese e le relative tariffe, nel caso passate al punto 3.
Quando pianificate il percorso, tenete bene a mente che i treni non sono operativi 24 ore: solitamente l’ultimo treno passa a mezzanotte e mezza o all’una di notte ed il servizio riprende alle 4:30 circa, ma dipende dalle linee; gli orari sono comunque segnati in tutte le stazioni.
3) Scegliete il biglietto giusto

Nel caso doveste fare solo due tragitti durante la giornata, potete fare il biglietto solo per la relativa tratta: selezionate la tariffa della tratta alle macchinette ed il gioco è fatto! Il menù è anche in inglese, quindi non preoccupatevi.
Non avete capito quanto dovete pagare? Niente paura, basta selezionare la tariffa minima e pagare la differenza alla stazione di arrivo grazie alle macchinette “fare adjustment”.

Dovete fare più giri? Scegliete il biglietto giornaliero cartaceo, di cui esistono più tipi, oppure prendetevi le carte ricaricabili SUICA o PASMO e caricatele dell’importo desiderato: con una cauzione di 500 yen avrete la comodissima carta da passare nel lettore, che scalerà automaticamente l’importo della tratta.
La differenza principale tra le due carte è che la PASMO è della Tokyo Metro, mentre la SUICA è della JR; sono però interscambiabili tra loro per quanto riguarda Tokyo, anche se la SUICA è più popolare perché si può usare in alcuni negozi per pagare e funziona anche in altre zone al di fuori del Kanto.

Se soggiornerete a Tokyo per più di un mese e dovrete fare tutti i giorni lo stesso tragitto, scegliete il commuter pass, un abbonamento riservato a studenti e lavoratori: si può fare mensile, trimestrale o semestrale e da accesso illimitato a tutte le fermate del percorso selezionato, permettendovi di risparmiare un bel po’ di soldini.
Potete anche caricarlo nella vostra SUICA/PASMO, come fanno tutti.
Una curiosità: i pass dei bimbi cinguettano quando vengono passati nel lettore!
4) Occhio a non perdervi in stazione!

Nelle grandi stazioni le mappe non sono state esposte per abbellire l’ambiente: la trafficatissima Shinjuku in primis, ma anche Tokyo, Ikebukuro, Shibuya e la stessa Ueno possono rivelarsi dei veri e propri labirinti, perciò fate attenzione ad entrare ed uscire dalla parte giusta!
Nei cartelli delle vie d’accesso ci sono segnati i posti e le altre linee raggiungibili da quella postazione, e potreste dover camminare un bel po’ prima di raggiungerle.
5) Comportatevi da giapponesi

Prendete nota:

– Per salire ai binari dovete seguire le frecce per terra e stare a destra o a sinistra, a seconda delle indicazioni.
– Non spingete e una volta arrivati sul binario mettetevi in fila ad aspettare il treno nelle aree designate.
– Prima di salire aspettate che siano scesi tutti e non sgomitate per fiondarvi sul primo sedile disponibile.
– NON parlate al cellulare, che dovrete spegnere se capitate vicino ai posti riservati ad anziani, disabili e donne incinte.
– In caso di treno affollato, chiedete educatamente permesso (“sumimasen”) senza usare la violenza.
– Dirigetevi in fila verso l’uscita e passate il biglietto nel lettore senza superare né investire nessuno.
– Sorridete.
Avete preso nota? Bene, perché se volete comportarvi da giapponesi DIMENTICATEVI TUTTO e fate gli italiani!

 

Come sopravvivere alla Rush Hour

On April 14, 2016, in Categories, Italiano, Life in Japan, by 02. Christine
0

 

Un post che ho scritto un anno fa, quando ancora vivevo a Ueno, ma che viene sempre bene… Enjoy!

 

Ogni mattina, a Tokyo, un uomo sa che dovrà correre più della donna o arriverà tardi a lavoro.
Ogni mattina, a Tokyo, una donna sa che dovrà correre più dell’uomo o perderà il treno.
Ogni mattina, a Tokyo, non importa che tu sia un uomo o una donna, l’importante è che inizi a spingere.
La Metro di Tokyo, parte 1: le ore di punta.

Volevo iniziare con una bella introduzione al sistema di trasporti della capitale, ma quelle poche righe si sono moltiplicate a dismisura e sarebbe stato davvero TROPPO pesante da leggere; partiamo quindi subito con un argomento che mi preme davvero tanto, in tutti i sensi, iniziando con il mio risveglio tipo.


Nelle pubblicità italiane il mattino è sempre sereno, con la mamma giovane e perfettamente truccata che alle 6 serve colazioni fumanti a dei figlioletti sorridenti e a quell’adone che si ritrova per marito.
Nella mia realtà Tokyese la giornata inizia con la sensazione di essere immersa nell’acqua fino al collo a causa dell’umidità della stanza, colpevole di avermi fatto passare una nottataccia tra brividi di freddo e colli indolenziti.

Abitando assieme ad altre persone ovviamente il bagno non sarà MAI libero quando serve, perciò per non perdere tempo prezioso riempio l’attesa con i preparativi per affrontare la mattinata: colazione, vestizione e recitazione sutra mattutino. Una volta abbandonato il nido mi preparo ad affrontare la pioggia/il freddo/l’Uragano Katrina e mi incammino verso la stazione di Ueno, circa 15 minuti a piedi da casa.

La suddetta stazione è molto grande, anche se non quanto quella di Shinjuku: punto di incontro di linee diverse, è sempre molto trafficata sin dalle prime ore della mattina e si possono osservare uomini e donne che corrono da una parte all’altra come forsennati per evitare di perdere il treno.

Quel mercoledì mattina dell’8 Aprile 2015, Tokyo si era svegliata con un leggero nevischio ed un brusco calo di temperatura, perciò non fui sorpresa di vedere più gente del solito: nemmeno il più temerario dei giapponesi sarebbe andato a lavoro in bici con quel freddo.
Passai la mia carta SUICA nel lettore ed imboccai la strada a sinistra per la linea Yamanote, una linea circolare che collega tutto il centro di Tokyo e per questo piuttosto comoda e veloce; la stazione di Shin-Okubo, la mia meta, dista undici fermate da Ueno e per questo sono solita cercarmi un posto a sedere per sonnecchiare un po’ o per distrarmi con il cellulare.
Anche quella volta cercai immediatamente un posto vuoto, ma non ce n’era nemmeno uno; alquanto insolita come situazione, perché di norma dovevamo passare almeno due fermate prima che il treno iniziasse a riempirsi come si deve.
Decisi di far tacere il campanello d’allarme che iniziò a risuonarmi in testa e mi collocai vicino alle porte, osservando il paesaggio che scorreva via fino alla stazione dopo.
Poi fu l’inferno.


Credo che tutti voi abbiate visto i video su Youtube che riprendono i treni all’ora di punta pieni di gente schiacciata contro il vetro, ma non sarà mai terribile come viverlo: quella mattina venni letteralmente sollevata di peso e spostata da un fiume di persone che spingeva e sgomitava, aiutata dal personale di servizio della stazione che con forza sovrumana comprimeva quella calca all’interno della vettura.
Finii bruscamente contro la schiena di uno studente e per miracolo riuscii a spostare l’ombrello in tempo per evitare di infilzarlo alle spalle; il signore alla mia sinistra teneva la bocca serrata per il dolore a causa di una gomitata finitagli nelle parti sbagliate e quello alla mia destra era sbiancato di colpo, come se fosse dovuto svenire da un momento all’altro.

Ad ogni fermata il treno si svuotava solo per far passare chi doveva scendere, poi si ripopolava ancora più di prima e non ci fu un solo momento in cui mi fossi mossa di mia spontanea volontà: la gente si spostava come un’unica cosa, incurante di tutto ciò che gli ostacolava il cammino, e se qualcuno fosse caduto sarebbe stato quasi sicuramente calpestato.

Non mi è più successo un viaggio del genere (per ora), ma chi fosse interessato ad avventurarsi in quell’inferno e ad uscirne vivo può leggere qualche consiglio che ho sperimentato io stessa.
Vi presento quindi la mia GUIDA DI SOPRAVVIVENZA ALLA RUSH HOUR.


1) Se siete turisti, evitate le ore di punta.

Le rush hours, o “ore di punta”, sono i picchi di maggior affluenza di gente; la più terribile è quella del mattino, perché si inizia a lavorare o ad andare a scuola più o meno alla stessa ora, mentre la sera è più scaglionata e facilmente gestibile; evitate magari di prendere l’ultimissima corsa, che pare sia piuttosto affollata.
L’orario della rush hour mattutina va dalle 7:30 circa alla 9:00, perciò se siete turisti vi consiglio caldamente di evitarvela del tutto e di saltare il resto di questa mini guida.

2) Se siete donne, cercate il vagone riservato (solitamente in testa al treno)

Onde evitare spiacevoli incidenti quali incontri ravvicinati con molestatori, durante le ore di punta le prime carrozze sono riservate a sole donne; le potete riconoscere per il colore diverso o grazie alle indicazioni scritte sul marciapiede. Personalmente non ci sono mai salita, ma ho visto le indicazioni alla stazione di Kita-Senju, a Nord Est della città.
Questo forse non vi salverà dall’inscatolamento stile sardina, ma per lo meno potrebbe farvi sentire più tranquille.
3) Tenete d’occhio il treno in arrivo.

Può capitare che le carrozze più piene siano le centrali, perciò buttate un occhio ai primi vagoni quando vi sfreccerà il treno davanti: se dovessero essere più vivibili, buttatevi immediatamente al loro inseguimento.

 

4) Cercate di sedervi appena potete.

Se siete consci di avere molte fermate davanti a voi, cercate di sedervi il prima possibile; il punto più strategico è il posto vicino alla porta, in modo da potersi alzare giusto per scendere. Cercate però di comportarvi bene, senza farla sembrare la questione di vita o di morte che è in realtà: eviterete gli sguardi di disapprovazione dei giapponesi.
Sedersi a metà vagone può rivelarsi controproducente sbagliando il tempo di uscita, perciò in questo caso vi conviene alzarvi già alla fermata prima e cercare di spostarvi il più vicino possibile alle porte.

 

5) Sopportate stoicamente

Quando vi ritroverete in piedi, schiacciati contro sconosciuti e infilzati da gomiti e oggetti contundenti, evitate di fare sceneggiate: non migliorerà la vostra situazione e potrebbe crearsi un clima di disagio; in particolare, se vi sentite toccati in punti strani non gridate subito al maniaco ma accertatevi che non sia piuttosto uno spiacevole equivoco dovuto alla calca. In caso contrario siete liberi di torturare il colpevole come meglio credete.
Cercate poi di essere pronti per la fermata successiva: nel caso foste spinti fuori, potrete approfittarne per prendere un po’ d’aria dare sollievo alle parti doloranti prima di buttarvi nuovamente nella mischia.
6) Se vi ritrovate fuori dal treno anche se non è la vostra fermata, rientrate per ultimi.

Le persone che hanno fretta di rientrare sulla vettura sono quelle che spingono di più; nel caso in cui vogliate viaggiare un po’ più tranquilli vi consiglio di lasciare che si accalchino tutti e poi di entrare tra gli ultimi.
Posizionatevi già con il viso rivolto verso le uscite e se necessario rientrate camminando all’indietro, vi giuro che lo fanno spesso qui!
Questo può non salvarvi dallo schiacciamento, ma per lo meno non verrete trascinati contro la vostra volontà.

 

7) SPINGETE.

Avete seguito tutti questi consigli ma vi ritrovate comunque in mezzo al vagone, impossibilitati a muovervi, e dovete scendere alla fermata successiva? Non vi resta altro da fare che far lavorare le braccia e SPINGERE.
Manate, gomitate, testate, calci: è tutto concesso pur di aprirvi un varco verso la libertà!
E via, verso la prossima Rush Hour!

Tagged with:
 

Hiroshima

On April 5, 2016, in Italiano, Life in Japan, Travel, by 02. Christine
1

(Oramai non mi scuso nemmeno più, in barba alle usanze giapponesi…)

Cari miei lettori, se ci siete ancora, come state?
Qui è oramai primavera e i ciliegi fioriscono in un tripudio di colori… Per poi sfiorire il giorno dopo a causa della pioggia, ma sono dettagli.

I miei genitori sono venuti a trovarmi approfittando delle vacanze di Pasqua e li ho portati un po’ in giro, facendo del mio meglio per tradurre a destra e a manca; nonostante non sia soddisfatta del mio livello di giapponese, il riuscire a parlare senza problemi e ad intrattenere discussioni mi ha rinvigorito lo spirito.
Anche se non quanto vedere le facce sollevate dei Giappi nel constatare che non c’era bisogno di sforzarsi di parlare in inglese (e Dio ce ne scampi, il giappo-inglese è tremendo).

Avendo pochi giorni a disposizione, il nostro itinerario è stato un tour de force tra Tokyo, Kyoto e dintorni; vi avevo già presentato Kyoto e Nara, perciò procediamo senza indugio verso una destinazione nuova anche per me.

 

HIROSHIMA

Quando mio padre ha deciso di sfidare la propria incolumità affittando la macchina per andare in giro, mia madre ha storto il naso. “Ma io voglio salire sul treno veloce, anche solo per andare a Tochigi dalla zia!”
Inutile spiegarle che era un po’ uno spreco di soldi salire sullo Shinkansen per un’ora di viaggio, così ho guardato le mete alternative partendo da Kyoto e l’occhio mi è caduto su Hiroshima: a sole due ore circa di distanza da Kyoto rappresentava un’appetibile gita fuori porto da fare in una giornata, senza contare che non ci ero ancora stata.

Quel giorno non c’è stata una sola cosa che sia andata per il verso giusto per quanto riguarda i trasporti: sono riuscita a sbagliare autobus per arrivare alla stazione di Kyoto, abbiamo fatto tutto di corsa perché l’addetto alla biglietteria era più lento di un bradipo e siamo riusciti ad arrivare ad Hiroshima con mezz’ora di ritardo rispetto alla tabella di marcia. Ma andiamo avanti.

La principale “attrattiva” di Hiroshima è il Parco della Pace, la cui area era il cuore commerciale e politico della città prima dell’esplosione della bomba; appena scesi dal tram ci si imbatte nell’A-Bomb Dome, uno dei pochi edifici rimasti in piedi dopo l’attacco e divenuto simbolo di Hiroshima e Patrimonio dell’Unesco.

Passeggiando nel Parco ci si imbatte in diversi monumenti: agli studenti, ai Coreani, ai bambini…
Quest’ultimo in particolare è legato alla storia di Sadako Sasaki, una bambina sopravvissuta alla bomba ma che a causa delle radiazioni contrasse una grave forma di leucemia all’età di undici anni.

Costretta a restare in ospedale, la piccola iniziò a comporre tanti origami a forma di gru, l’animale simbolo di lunga vita, spinta dalla leggenda popolare secondo la quale a colui in grado di creare mille gru di carta sarebbe stato concesso di esprimere un desiderio.

C’è chi dice che Sadako sia riuscita a crearne più di mille prima di spirare e chi racconta che furono i suoi amici e compagni di classe a completare l’opera; ancora oggi Giapponesi e non portano gru di carta in dono al monumento, dove verranno poi esposte.

A poca distanza sorge il Cenotafio, dove potete trovare i registri con tutti i nomi e le foto delle vittime accertate sino ad ora, e il Museo della Pace, tappa assolutamente obbligatoria se siete in visita ad Hiroshima.

Il biglietto costa solo 50 yen ed è permesso riprendere e fare foto senza flash, ma dopo i primi minuti non ce l’ho più fatta a fotografare.
Il museo ha un forte impatto visivo: si inizia con le fotografie del “fungo”, il fumo scaturito dall’esplosione, e non appena si gira l’angolo ci si ritrova tra le macerie e i manichini di bambini con ustioni e lembi di pelle che cadono a terra.

Al centro della sala c’è una riproduzione della città e una pallina sospesa che mostra l’altezza in cui è esplosa la bomba, mentre tutt’intorno ci sono reperti (comprese parti umane come unghie, pelle, capelli delle vittime) con una breve spiegazione sulla storia degli stessi.

Buona parte del museo è dedicata agli effetti della bomba: all’esplosione è seguita un’ondata di calore e una raffica di vento tale che i frammenti di vetro sono diventati dei proiettili; molte vittime sono poi morte a causa della pioggia nera che ne è seguita.

Non c’è molto da dire, se non che è stata un’esperienza pesante, sebbene non in senso negativo; all’uscita c’è poi la possibilità di lasciare un commento o le proprie impressioni sul museo, e potete consultare quello che hanno scritto i politici durante la loro visita.
Vi lascio solo una foto, il commento di un tale chiamato Sandro Pertini.

La nostra gita ad Hiroshima è proseguita con la bellissima isola di Miyajima, ma ve ne parlerò la prossima volta; per ora vi basti sapere che:

– al ritorno siamo riusciti a prendere per un soffio l’ultimo Shinkasen verso Kyoto;
– non c’erano più autobus per tornare in ostello e siamo saliti sull’ultimissimo bus, scendendo poi il più vicino possibile all’ostello (c’è poi voluta più di un’ora a piedi per raggiungerlo);
– sono caduta malamente mentre correvamo per attraversare la strada ed il mio corpo non ha più retto lo stress, il dolore e la fatica. Sono svenuta in mezzo alla strada come un sacco di patate;
– appena rinvenuta, un minuto e mezzo dopo, mi sono ritrovata l’ambulanza e la polizia davanti, chiamati da una gentile signora giapponese dopo che i miei erano andati in panico;
– gli infermieri erano visibilmente sotto shock dopo aver constatato che sapevo parlare e scrivere in giapponese, e mi hanno vagamente sfruttata per tradurre ai miei tutto quello che mi dicevano;
– dopo il mio ennesimo “Non ci vado al Pronto Soccorso!”, si sono decisi a lasciarmi andare… E mi sono dovuta sorbire lo stesso interrogatorio dai poliziotti giunti in mio soccorso.

Perché a noi le gite senza problemi non piacciono.