Ricovero in stile giapponese – prologo

On August 1, 2016, in Italiano, by Christine
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Ahhhh, le vacanze estive! Dopo mesi di studio e lavoro ci volevano proprio!
Io poi non vedevo l’ora: sarei tornata in Italia, avrei rivisto tutti i miei cari e passato quasi un mese tra mare, cibo e compagnia.
C’era solo un problema: dopo quasi due mesi non avevo ancora avuto indietro il mio passaporto, a causa delle procedure per l’allungamento del visto.
Panico? Non proprio, ma la data di partenza si avvicinava e la mia preoccupazione cresceva.

Finché il fatidico 22 Luglio non mi avvisarono che era pronto: potevo riprendere i miei documenti presso la segreteria della scuola. E mentre stringevo il tanto sospirato passaporto fra le mani, una voce festante riecheggiò per i corridoi della scuola: “È uscito Pokèmon GO!!!”

Caos. Gente che si precipitava fuori, studenti con l’Ipad della scuola (riconoscibile grazie alla cover di un verde acceso) che iniziavano a sondare i dintorni alla ricerca di Pokèmon, sotto lo sguardo incuriosito dei Giapponesi. Giapponesi che, una volta capito cosa stesse succedendo, si precipitavano a controllare l’Apple Store.

Era una promettente giornata, quel Venerdì 22. Ricordo che il mio unico pensiero era cercare di catturare più mostriciattoli possibili sulla via di casa, riempendo di chiacchiere l’amico che era con me. “Sai che c’è? Provo a stare in giro ancora un po’ e vedere cosa trovo!”
Peccato che non fosse durata molto: un improvviso dolore e una gran fatica mi costrinsero a tornare a casa e a misurarmi la febbre.
38.3
E via di paracetamolo.
Lunedì e Mercoledì avremmo avuto gli esami e dovevo studiare, ma non riuscivo a concentrami e rimandai all’indomani.

Il Sabato mattina notai due strane vesciche sul fianco, ma non ci diedi molto peso e iniziai la mia giornata: lavatrice, pulizia della camera, pranzo e studio. La febbre era scesa, ma mi sentivo più debole del solito.

La Domenica mi accorsi di un grosso gonfiore dietro l’orecchio, e la testa mi prudeva da impazzire. Provai ad uscire per andare in un ospedale vicino a dove abito, dimenticandomi che di Domenica è tutto chiuso tranne che per le emergenze. Pensavo comunque di trovare qualcuno alla reception, invece nulla.
Che fare? Provare un altro ospedale? Ma la stanchezza si faceva sentire e decisi di tornare a casa: l’indomani sarebbe stato Lunedì e se fosse stato necessario sarei potuta andare in ospedale subito dopo il primo test, cercando qualche struttura vicino alla scuola.

Solo che a scuola non ci andai.
Al mio risveglio mi accorsi che la testa si era riempita di croste e che iniziavo ad avere bolle ovunque. Contattai la professoressa per il fatto che avrei saltato il test, chiamai l’ambulanza e nell’attesa cercai di ingannare il tempo stando su internet.
“T’oh, ho i sintomi della varicella, ahah!”
E risi, perché si sa, queste cose cercate su internet non ci azzeccano mai.

 

Mi piace ricordare agli altri che ho partecipato a più matrimoni da quando sono in Giappone che da quando sono nata. Ma potrei dire la stessa cosa per le ambulanze.
I vigili del fuoco (perché le ambulanze qui sono gestiti dai pompieri) erano gentili e disponibili, anche se avevano sbagliato indirizzo e si erano fermati molti metri prima di casa mia; mi chiesero i sintomi, scusandosi tutte le volte che mi dovevano sfiorare, e dopo qualche telefonata decisero di portarmi all’Ospedale Internazionale di Shinjuku.
Anche qui, solita trafila, stavolta con gli infermieri: nome, indirizzo, che giorno è oggi, sintomi, quanto tempo è che sei in Giappone, oh che brava, devo toccarti il braccio per misurarti la pressione, sono davvero mortificato… Per poi concludere con un sospetto “Uhm.”
Arrivò un dottore e dopo aver conferito con gli infermieri mi trasferì in una stanza isolata da tutto e tutti.
Che tristezza… Ma perché, poi?
Ancora un’altra infermiera, e di nuovo da capo con le domande. Con la differenza che questa volta mi venne detto: “Potresti avere una malattia infettiva. Ma non ne siamo certi, quindi aspetta qui.”

E aspettai quasi due ore, in una stanza che a mano a mano diventava sempre più gelida a causa dell’aria condizionata. Finché non riapparve il dottore e uno stuolo di infermieri, tutti bardati di plastica dalla testa ai piedi.
E lì capii due cose.
1) avevo la varicella;
2) stavo per iniziare un calvario che non avrei dimenticato mai più.

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Pokemon Go è uscito anche in Giappone! E già questa è una notizia. Sebbene difatti sia proprio quì che tutto è stato creato e prodotto, quì che risiedono quelle menti malvage nascoste dietro questo nuovo fenomeno di massa; è quì che è uscito per ultimo. L’australia ha infatti ottenuto il primo posto, i miei cari vecchi amici Aussie. (Però quando io ero in Australia quello è stato l’ultimo posto dove è uscito il film dello Hobbit). È toccato poi all’America e quindi all’Europa lasciando il popolo nipponico a bocca asciutta, alimentato solo dalle varie notizie che giungevano dal resto del mondo. Notizie di orde di bambini che invadevano stazioni di polizia. Notizie di raduni di ragazzi usciti per la prima volta dalle loro tane scure piene di snack e videogame per andare a scoprire il mondo. Notizie assurde, alle quali onestamente stentavo un po’ a credere finchè non l’ho visto accadere con i miei occhi.
Ma partiamo dall’Inizio.

No, non questo inizio, prima. Tutti quì aspettavano Pokemon Go in trepidante attesa. Per le aule e i corridoi della Kai si udivano sussurri su date, aspettative e sul grande bivio dell’iniziare con squirtle o charmender (che poi io ho sempre iniziato con bulbasaur nei vecchi giochi, ma va beh). sussurri che sono diventati voci e poi grida al continuo rimandare dell’uscita del gioco. “Domani esce” si diceva. “Domani è il giorno” ma quel domani non arrivava mai. A quanto pare anche a causa di un certo produttore di panini alla presunta carne bovina che sponsorizza il gioco e voleva che ogni suo punto vendite divenisse una palestra. I server poi non erano mai pronti. Il gioco era scaricabile già legalmente dal alcuni giorni, potevi creare il tuo personaggio.

(che grandi differenze)
catturare il tuo pokemon starter e poi più nulla. Fino a che il giorno è giunto davvero. Abbiamo ricevuto la notizia in classe durante un intervallo e da lì ogni ora, nei dieci minuti di pausa a noi concessi correvamo in strada, nonostante la pioggia, in cerca di pokemon, entusiasmandoci per un rattata o uno zubat (cosa mai successa nei vecchi giochi.)
E così la follia è esplosa a Tokyo e in tutto il Giappone, come probabilmente prima nel resto del mondo. Per tutto il giorno ho visto ragazzi, adulti, uomini e donne andare in giro per le strade con i telefoni in mano a catturare pokemon, e anche ora che è sera la cosa non accenna a diminuire, complice il fatto che sia venerdì.

Gruppo di studenti verso un pokemon stop (l’albero)

Amorevole coppietta a caccia di pokemon

Solo i bambini si sono salvati, troppo piccoli per avere un account senza il consenso dei genitori, sono rimasti a giocare normalmente ne parchi. (I più giovani eppure i più saggi).
Che dire del gioco in se? Mah. Onestamente avrei preferito qualcosa di più sobrio, ci sono pokemon ovunque, li catturi, tieni quelli che ti servono e gli altri li trasferisci in cambio di caramelle per far evolvere e crescere solo i più forti, un po’ contro quel senso di amicizia coi pokemon che cercava di ispirare Ash nei cartoni animati coi quali sono cresciuto. I pokemon non li alleni, li catturi e li nutri di caramelle, i combattimenti non sono a turni ma un premere inconvulso sullo schermo. Non so, avrei preferito trovare pokemon d’acqua nei fiumi, di roccia nelle grotte e d’erba nelle foreste o nei parchi, qualcosa di più a tema di un pidgey sul libro di kanji.
Avrei preferito qualcosa che portasse più vicino a quello che era il sogno di diventare allenatore, di creare la tua squadra e crescerla, di incontrare altri come te e duellarci, invece del solito gioco di accumulo di risorse. Anche la gente in giro non si incontra molto, si raduna, cattura il catturabile e si divide, se provi a parlarci fugge via terrorizzata dall’idea di una relazione sociale col mondo esterno. Si, mi ha un po’ deluso. Forse tutto quel camminare rimetterà un po’ in salute gli otaku grassottelli (sempre che non scaricano app che già girano per far camminare il tuo personaggio senza muoverti di casa) ma al di là di quello mi ha un po’ deluso e prevedo che me ne stancherò presto, anche se per ora sono preso bene e non starei quì a scrivere se non fosse che il server ha crashato per la millesima volta. In ogni caso oggi era una bella giornata, non c’era sole, non ha piovuto nel pomeriggio e c’era un’arietta fresca, così io sono andato ad allenarmi, che so che quello forse me lo porterò dietro per sempre ( anche se i miei compagni di allenamento mi hanno paccato, presumo causa pokemon). I giochi ci fanno sognare ed è bello ogni tanto immergersi e dimenticarsi che la vita non è proprio come la vogliamo, però credo che sia più utile cercare di trasformare la nostra realtà e inseguire i nostri sogni quì, perchè per quanto ci si possa rifugiare in un mondo di fantasia prima o poi la realtà viene a prenderci comunque. Nel frattempo… Gotta Catch’em All!!!

 
ENG

 
Pokemon Go has been released in Japan too; and that’s a news. In fact, even if it’s here that everything has been created and produced, here where live those hidden evil minds behind this new mass phenomenon; it is here that the game came out last. Australia got the first place, my dear old friends Aussie. (But when I was in Australia that was the last place where the movie The Hobbit came out). Then came America and later Europe, leaving the Japanese people high and dry, only fueled by the various news coming from the rest of the world. News of hordes of children invading police stations. News of hordes of nerds out of their lairs for the first time ready to go and discover the world. Absurd news I honestly couldn’t believe until I saw it happen with my own eyes.
But let’s start from the Beginning.

No, not this beginning, a little bit earlier. Everyone here was waiting anxiously Pokemon Go. In the classrooms and trough the hallways of the Kai Language school you could hear whispers of dates, expectations and the great crossroads of starting with squirtle or Charmander (Even if I had always started with bulbasaur in older games, but that’s fine). whispers that soon became voices, and then shouts to the continuous delay of the game. “Tomorrow comes,” they said. “Tomorrow is the day” but that tomorrow was never coming. Apparently also because of a certain brand of so called hamburgers which sponsors the game and wanted every sales point to become a gym. The servers then were never ready. The game was already legally downloaded from a few days, you could create your own character.

(Such a big difference)
catch your starter pokemon and then nothing else. Until the day really arrived. We received the news in class during a break and from there every hour , in the ten-minute break granted to us, we were running in the street, despite the rain, looking for pokemon, enthusiasts for a rattata or a zubat (something that never happened in the old games .)
And so the madness exploded in Tokyo and throughout Japan, as probably did before in the world. For all the day I saw Boys and Girls, men and women go around in the streets with the phones in hand to capture Pokemon, and even now that is evening, it continues unabated, aided by the fact that it is Friday.

Bunch of students at a pokemon stop (the tree)

Lovely couple hunting pokemon

Only the little kids kept on playng normal games in the parks, since they are to little to have an account without the permission of their parents. (the youngest and yet the wisest)
What about the game itself? Well, I honestly would have preferred something more sober, there are pokemon everywhere, you capture them, keep the ones you need and you transfer the others  in exchange for candy to evolve and grow the pokemon stronger. Kinda against that sense of friendship with pokemon inspired by Ash in the cartoons I grew up with and loved. You don’t train the pokemons, you just capture them and feed them candy, the fighting is not turn-based, but quickly pressing on the screen. I don’tknow, I guess I would have liked to find pokemon of water in rivers, rock pokemon in caves and grass ones in forests or parks, something more realistic than a pidgey on the kanji book.

I would have preferred something that would bring closer to what it was the dream of becoming a pokemon master, create your team and grow it, to meet others like you and have duels, instead of the usual game of resource accumulation. Even the people around don’t really get in touch with each other, they gather, they catch what’s catchable and then splits, if you try to talk to them they run away terrified of a social relationship with the outside world. He has a little disappointed me. Perhaps all that walking will force the chubby otakus to a little bit of fitness (unless they download the app that make your character walk arund without you leaving home), but beside that it has a little disappointed me and I think I will get soon tired of it, although so far I am still into it and I would not be here writing if the server didn’t crashed for the thousandth time. Anyway today was a beautiful day, there was no sun and it wasn’t hot, it has not rained in the afternoon and there was fresh air, so I went to train at the park, something that maybe I’ll bring with me for all my life. (although my training partners didn’t show up, I assume because of pokemon). The games make us dream and it’s good every now and then to dive in and forget that life is not quite like we want it to be, but I think it’s more useful to try to transform our reality and pursue our dreams here, because as far as we may flee in a fantasy world, sooner or later the reality will come to get us. But, meanwhile … Gotta Catch’em All !!!

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