Pokemon Go è uscito anche in Giappone! E già questa è una notizia. Sebbene difatti sia proprio quì che tutto è stato creato e prodotto, quì che risiedono quelle menti malvage nascoste dietro questo nuovo fenomeno di massa; è quì che è uscito per ultimo. L’australia ha infatti ottenuto il primo posto, i miei cari vecchi amici Aussie. (Però quando io ero in Australia quello è stato l’ultimo posto dove è uscito il film dello Hobbit). È toccato poi all’America e quindi all’Europa lasciando il popolo nipponico a bocca asciutta, alimentato solo dalle varie notizie che giungevano dal resto del mondo. Notizie di orde di bambini che invadevano stazioni di polizia. Notizie di raduni di ragazzi usciti per la prima volta dalle loro tane scure piene di snack e videogame per andare a scoprire il mondo. Notizie assurde, alle quali onestamente stentavo un po’ a credere finchè non l’ho visto accadere con i miei occhi.
Ma partiamo dall’Inizio.

No, non questo inizio, prima. Tutti quì aspettavano Pokemon Go in trepidante attesa. Per le aule e i corridoi della Kai si udivano sussurri su date, aspettative e sul grande bivio dell’iniziare con squirtle o charmender (che poi io ho sempre iniziato con bulbasaur nei vecchi giochi, ma va beh). sussurri che sono diventati voci e poi grida al continuo rimandare dell’uscita del gioco. “Domani esce” si diceva. “Domani è il giorno” ma quel domani non arrivava mai. A quanto pare anche a causa di un certo produttore di panini alla presunta carne bovina che sponsorizza il gioco e voleva che ogni suo punto vendite divenisse una palestra. I server poi non erano mai pronti. Il gioco era scaricabile già legalmente dal alcuni giorni, potevi creare il tuo personaggio.

(che grandi differenze)
catturare il tuo pokemon starter e poi più nulla. Fino a che il giorno è giunto davvero. Abbiamo ricevuto la notizia in classe durante un intervallo e da lì ogni ora, nei dieci minuti di pausa a noi concessi correvamo in strada, nonostante la pioggia, in cerca di pokemon, entusiasmandoci per un rattata o uno zubat (cosa mai successa nei vecchi giochi.)
E così la follia è esplosa a Tokyo e in tutto il Giappone, come probabilmente prima nel resto del mondo. Per tutto il giorno ho visto ragazzi, adulti, uomini e donne andare in giro per le strade con i telefoni in mano a catturare pokemon, e anche ora che è sera la cosa non accenna a diminuire, complice il fatto che sia venerdì.

Gruppo di studenti verso un pokemon stop (l’albero)

Amorevole coppietta a caccia di pokemon

Solo i bambini si sono salvati, troppo piccoli per avere un account senza il consenso dei genitori, sono rimasti a giocare normalmente ne parchi. (I più giovani eppure i più saggi).
Che dire del gioco in se? Mah. Onestamente avrei preferito qualcosa di più sobrio, ci sono pokemon ovunque, li catturi, tieni quelli che ti servono e gli altri li trasferisci in cambio di caramelle per far evolvere e crescere solo i più forti, un po’ contro quel senso di amicizia coi pokemon che cercava di ispirare Ash nei cartoni animati coi quali sono cresciuto. I pokemon non li alleni, li catturi e li nutri di caramelle, i combattimenti non sono a turni ma un premere inconvulso sullo schermo. Non so, avrei preferito trovare pokemon d’acqua nei fiumi, di roccia nelle grotte e d’erba nelle foreste o nei parchi, qualcosa di più a tema di un pidgey sul libro di kanji.
Avrei preferito qualcosa che portasse più vicino a quello che era il sogno di diventare allenatore, di creare la tua squadra e crescerla, di incontrare altri come te e duellarci, invece del solito gioco di accumulo di risorse. Anche la gente in giro non si incontra molto, si raduna, cattura il catturabile e si divide, se provi a parlarci fugge via terrorizzata dall’idea di una relazione sociale col mondo esterno. Si, mi ha un po’ deluso. Forse tutto quel camminare rimetterà un po’ in salute gli otaku grassottelli (sempre che non scaricano app che già girano per far camminare il tuo personaggio senza muoverti di casa) ma al di là di quello mi ha un po’ deluso e prevedo che me ne stancherò presto, anche se per ora sono preso bene e non starei quì a scrivere se non fosse che il server ha crashato per la millesima volta. In ogni caso oggi era una bella giornata, non c’era sole, non ha piovuto nel pomeriggio e c’era un’arietta fresca, così io sono andato ad allenarmi, che so che quello forse me lo porterò dietro per sempre ( anche se i miei compagni di allenamento mi hanno paccato, presumo causa pokemon). I giochi ci fanno sognare ed è bello ogni tanto immergersi e dimenticarsi che la vita non è proprio come la vogliamo, però credo che sia più utile cercare di trasformare la nostra realtà e inseguire i nostri sogni quì, perchè per quanto ci si possa rifugiare in un mondo di fantasia prima o poi la realtà viene a prenderci comunque. Nel frattempo… Gotta Catch’em All!!!

 
ENG

 
Pokemon Go has been released in Japan too; and that’s a news. In fact, even if it’s here that everything has been created and produced, here where live those hidden evil minds behind this new mass phenomenon; it is here that the game came out last. Australia got the first place, my dear old friends Aussie. (But when I was in Australia that was the last place where the movie The Hobbit came out). Then came America and later Europe, leaving the Japanese people high and dry, only fueled by the various news coming from the rest of the world. News of hordes of children invading police stations. News of hordes of nerds out of their lairs for the first time ready to go and discover the world. Absurd news I honestly couldn’t believe until I saw it happen with my own eyes.
But let’s start from the Beginning.

No, not this beginning, a little bit earlier. Everyone here was waiting anxiously Pokemon Go. In the classrooms and trough the hallways of the Kai Language school you could hear whispers of dates, expectations and the great crossroads of starting with squirtle or Charmander (Even if I had always started with bulbasaur in older games, but that’s fine). whispers that soon became voices, and then shouts to the continuous delay of the game. “Tomorrow comes,” they said. “Tomorrow is the day” but that tomorrow was never coming. Apparently also because of a certain brand of so called hamburgers which sponsors the game and wanted every sales point to become a gym. The servers then were never ready. The game was already legally downloaded from a few days, you could create your own character.

(Such a big difference)
catch your starter pokemon and then nothing else. Until the day really arrived. We received the news in class during a break and from there every hour , in the ten-minute break granted to us, we were running in the street, despite the rain, looking for pokemon, enthusiasts for a rattata or a zubat (something that never happened in the old games .)
And so the madness exploded in Tokyo and throughout Japan, as probably did before in the world. For all the day I saw Boys and Girls, men and women go around in the streets with the phones in hand to capture Pokemon, and even now that is evening, it continues unabated, aided by the fact that it is Friday.

Bunch of students at a pokemon stop (the tree)

Lovely couple hunting pokemon

Only the little kids kept on playng normal games in the parks, since they are to little to have an account without the permission of their parents. (the youngest and yet the wisest)
What about the game itself? Well, I honestly would have preferred something more sober, there are pokemon everywhere, you capture them, keep the ones you need and you transfer the others  in exchange for candy to evolve and grow the pokemon stronger. Kinda against that sense of friendship with pokemon inspired by Ash in the cartoons I grew up with and loved. You don’t train the pokemons, you just capture them and feed them candy, the fighting is not turn-based, but quickly pressing on the screen. I don’tknow, I guess I would have liked to find pokemon of water in rivers, rock pokemon in caves and grass ones in forests or parks, something more realistic than a pidgey on the kanji book.

I would have preferred something that would bring closer to what it was the dream of becoming a pokemon master, create your team and grow it, to meet others like you and have duels, instead of the usual game of resource accumulation. Even the people around don’t really get in touch with each other, they gather, they catch what’s catchable and then splits, if you try to talk to them they run away terrified of a social relationship with the outside world. He has a little disappointed me. Perhaps all that walking will force the chubby otakus to a little bit of fitness (unless they download the app that make your character walk arund without you leaving home), but beside that it has a little disappointed me and I think I will get soon tired of it, although so far I am still into it and I would not be here writing if the server didn’t crashed for the thousandth time. Anyway today was a beautiful day, there was no sun and it wasn’t hot, it has not rained in the afternoon and there was fresh air, so I went to train at the park, something that maybe I’ll bring with me for all my life. (although my training partners didn’t show up, I assume because of pokemon). The games make us dream and it’s good every now and then to dive in and forget that life is not quite like we want it to be, but I think it’s more useful to try to transform our reality and pursue our dreams here, because as far as we may flee in a fantasy world, sooner or later the reality will come to get us. But, meanwhile … Gotta Catch’em All !!!

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Alice in Wednesday

On July 10, 2016, in Italiano, Life in Japan, Travel, Fashion, by Christine
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Disclaimer: le foto che vedete sono mie o prese dalla pagina ufficiale del negozio su Facebook.

 

Un giorno Alice arrivò ad un bivio sulla strada e vide lo Stregatto sull’albero.
– “Che strada devo prendere?” chiese.
La risposta fu una domanda:
– “Dove vuoi andare?”
– “Non lo so”, rispose Alice.
– “Allora, – disse lo Stregatto – non ha importanza”.

(Alice nel Paese delle Meraviglie, Lewis Carroll)

L’eroina del più famoso racconto di Carroll è molto popolare nelle terre del Sol Levante.
E con eroina intendo Alice, eh! Meglio specificare, che non si sa mai.

Marche di vestiti, stampe, cafè e ristoranti; se anche voi siete amanti del mondo incantato descritto nel libro, una volta a Tokyo dovrete stare attenti a non portarvi troppi soldi dietro, o finireste sul lastrico in men che non si dica.

Ma se proprio non potete resistere al fascino di Alice, eccovi un posto che non potete perdervi!
Alice in Wednesday

Situato ad Harajuku, uno dei miei quartieri preferiti di Tokyo, Alice in Wednesday è un negozio a tema di soli tre piani e piuttosto piccolino. Indicato principalmente per un pubblico femminile, mi ha fatta subito innamorare per lo stile, che ti fa immergere nelle atmosfere del libro nonostante il poco spazio disponibile.

Perché “Alice di Mercoledì”?
Pare che per i proprietari del marchio il Mercoledì sia il giorno più noioso della settimana e che abbiano voluto aprire il negozio per aiutare coloro che sposano quest’ideologia.
A mio modesto parere nemmeno il Giovedì è tutto questo gran divertimento, ma chi sono io per giudicare?

L’entrata del negozio è già divertente di suo, se non sei alto due metri e non hai problemi di schiena: si può infatti entrare solo dalla porticina che vedete in foto, senza l’ausilio del biscottino che aveva Alice nel libro.

 

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Il primo piano è dedicato ai dolci, tutti rigorosamente a tema: succhi con l’immancabile etichetta “drink me”, biscotti vari con i simboli delle carte, scatole a forma di cappello…
Tutto molto bello, io però sarei a dieta.

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Salendo, non dimenticate di guardare le pareti e le decorazione delle scale! Ci saranno il Brucaliffo e lo Stregatto ad attendervi.

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Il secondo piano è dedicato alla bigiotteria ed il tema della stanza è l’immancabile Regina di Cuori; troverete anche il trono dove potrete farvi fare tante foto e sentirvi potenti. “Off with their head!”

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L’ultimo piano riprende l’idea del tea party, con il cappello del Cappellaio Matto come lampadario; qui ci sono altri accessori come borse, orologi, portafogli, scarpe, spille… Persino cuscini e magliette!

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Non è un negozio particolarmente caro, i prezzi partono da un minimo di 600円, ma anche se non avete intenzione di comprare nulla, fateci un salto! È davvero un negozio carinissimo!

 

-“Allora importa poco sapere per dove devi andare.” soggiunse il Gatto.

-“…purchè giunga in qualche parte.” riprese Alice come per spiegarsi meglio

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Tokyo immigration Bureau

On July 4, 2016, in English, Italiano, Life in Japan, by Malkav
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Quando ti iscrivi ad una scuola in giappone, come la Kai per esempio, ti inviano a casa una bella busta con dentro il certificato di elegibilità che ti serve per richiedere il visto ed una serie di fogli con la spiegazione di tutto ciò che devi fare prima di partire, quando arrivi e dopo. Fra queste spiegazioni ci sono anche una decina di righe che spiegano in maniera chiara e semplice come ottenere il permesso di lavoro. È molto semplice. Una volta scesi dall’aereo in giappone ti metti in fila per il controllo del passaporto; a quel punto, vedendo che hai il visto studente, procedono a farti la Zairyu card, che è la carta di residenza con la quale bisogna sempre andare in giro se non si vuole rischiare una multa. Praticamente la  carta d’identità giapponese per noi gaijin. Ecco, in quel momento non dovete fare altro che estrarre il modulo, che la scuola vi ha inviato nella già citata busta, compilarlo semplicemente con la vostra firma e la data di arrivo e a quel punto vi rilasceranno il vostro bel permesso per lavorare.

“Ma è semplicissimo!” direte voi
“Si, lo è.” Vi rispondo io.
“Chi potrebbe essere così stupido da sbagliare una cosa così semplice?”
….
….
….
ecco…

 

 

 

 

 

 

Nel quartiere di Minato c’è il Tokyo immigration Bureau, o Jigoku (l’inferno) come qualcuno l’ha chiamato. Eh si, se per qualche strano motivo e/o perturbazione cosmica e/o voglia di masochismo vi dimenticato di tirar fuori il modulo per la richiesta del permesso di lavoro all’aereoporto è quì che dovete andare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La stazione più vicina è quella di Shinagawa, facilmente raggiungibile da ogni parte di Tokyo dato che fa parte della linea circolare Jr Yamanote, ma da lì c’è poi da camminare almeno per un’altra mezz’oretta, in alternativa c’è un autubus che si ferma proprio lì davanti ma non so dirvi quale sia.
Innanzitutto c’è un altro modulo da compilare, chiamato:
“Application for Permission to Engage in Activity other than that Permitted under the Status of Residence Previously Granted”
È disponibile anche in inglese (e le belle notizie finiscono quì) e vi chiederà qualche informazione in più del precedente. quindi nome, cognome, età, indirizzo (essenziale scriverlo giusto), numero di telefono (se non l’avete potete dare quello della scuola), ecc..
A questo punto andate al piano superiore e vi mettete in coda nel settore B. Quando sono andato io la coda è durata mezz’ora circa, dopo la quale scoprite che quella è la coda per ottenere il numero. Difatti non ci sono le macchinette col bigliettino per quello ma una serie di impiegati che valuteranno la vostra richiesta e se avete tutto l’occorente; ovviamente parlandovi in giapponese, perchè all’ufficio IMMIGRAZIONE, nessuno parla inglese. Infine vi rilasceranno il numerino.
Mio numero: 629
Numero chiamato al momento: 302

 

 

 

 

 

 

 

Sapete quel libro che tenete sul comodino da anni e non avete mai letto per mancanza di tempo? Ecco questa può essere una buona opportunità.
In pratica sono rimasto lì circa altre 4 ore, una volta giunto il mio turno gli ho consegnato il modulo e i documenti richiesti, mi hanno fatto attendere un’altra decina di minuti per controllare che fossi in regola e poi mi hanno lasciato andare.
“Col permesso di lavoro?”
“ahahah no, certo che no.”
Con la promessa che mi invieranno fra 3-4 settimane, a casa, un avviso con su scritto che dovrò tornare all’ufficio immigrazione a ritirare il permesso…. speriamo.
ENG.

When you sign up for a school in Japan, such as Kai for example, they send you home a nice envelope with the certificate of eligibility that you need to apply for a visa and a set of sheets with the explanation of all you have to do before leaving, when you arrive and after. Among these explanations there are about a dozen lines that explain, in a clear and simple way, how to obtain a working permit. It’s very simple. Once off the plane in Japan you find yourself in a queue for passport control; then, seeing that you have a student visa, they proceed to make you the Zairyu card, which is the card of residence which you always go around with if you do not want to risk a fine. Pretty much the Japanese identity card for gaijin. At this moment, all you have to do is pulling out the module the school has sent to you in the previously mentioned envelope; simply fill it with your signature and the date of arrival and then they will issue your permit for working.

“Too Easy!” you say
“Yes it is.” I answer.
“Who would be so stupid to get it wrong?”
….
….
….
ehm …

 

 

 

 

 

 

In the district of Minato there is The Tokyo Immigration Bureau, or Jigoku (hell) as someone called it. Oh yes, if for some strange reason and / or cosmic perturbation and / or desire for masochism you forgot to pull out the form to request the work permission at the airport, here is where you have to go.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

The nearest station is in Shinagawa, easily accessible from all parts of Tokyo since is part of the circular line JR Yamanote, but from there, there is to walk for at least another half an hour, alternatively there is a bus which stops right there but I don’t know which is it.
First of all there is another form to fill out, called:
“Application for Permission to Engage in Activity Other than that Permitted under the Status of Residence Previously Granted”
It is also available in English (and the good news ends here). It asks you a little more information than the other one. Full name, age, address (essential to write it right), telephone number (if you haven’y one you can give the number the school), etc ..
Now go upstairs and you stand in line in sector B. When i was there the queue lasted about half an hour, after which you find out that that is the queue to get the number. In fact there are no machines with notes for that but a number of employees who will evaluate your request and if you have all the necessary; of course they talk in Japanese, because at the  IMMIGRATION office, noone speaks English. Finally, they will release your number.
My number: 629
Number called in that moment: 302

 

 

 

 

 
Do you know that book you have been holding on the night table for years and had never the occasion to read it? This can be a good opportunity.
I had been there for about other 4 hours, When my turn came I handed the form and the required documents, they made me wait for other ten minutes to check that everything was regular and then they let me go.
“With the permit for working?”
“hahaha no, of course not.” . With the promise that they will send me, in 3-4 weeks, at home, a notice that says I’ll have to go back to the immigration office to pick the permit up …. hopefully.

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Ohayou Gozaimasu Nihon!!!

On July 2, 2016, in Self-introduction, by Malkav
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Ciao a tutti. Mi chiamo Marco, ho 25 anni, fra poco 26 purtroppo. Eh si, non voglio crescere così, come Peter Pan, prendo il volo alla ricerca della mia isola che non c’è. Non è la prima volta che lascio la mia madre patria Italia in cerca di posti lontani. In realtà mi piacerebbe fare del viaggio la mia vita ma non sempre è facile.
Tokyo è il Giappone sono qualcosa che ho sempre saputo che avrei fatto da quando ho scoperto della sua esistenza. Non ho mai deciso cosa volevo essere da grande ne mai ho piani che vadano oltre quello della giornata, ma sempre ho avuto per certo che un giorno avrei vissuto per un periodo in Giappone e avrei parlato il Giapponese. Siccome i sogni rimangono tali se non si fa nulla per realizzarli ho deciso che era giunto il momento. Quindi ho fatto fagotto, pronto ad esplorare questa terra del sol levante con ognuno de miei sensi. Gli occhi per godersi le luci di una delle metropoli più fantastiche del mondo, le orecchie per ascoltare questa magnifica lingua, sopratutto se usata nel canto in un po’ di J-rock, l’olfatto per riempirsi dei profumi del the, il gusto per assaporare infinite ciotole di ramen e il tatto per toccare con mano ciò che fino ad ora avevo solo visto da lontano, dietro un qualche schermo. Quì inizia la mia nuova avventura fra le intemperie del capire una cultura così diversa e una lingua ancora abbastanza incomprensibile e la gioia di scoprire; giorno dopo giorno.

Hi everyone. I’m Marco, I’m 25 years old, unfortunately almost 26. That’s right, I don’t really want to grow up so, as Peter Pan before me, I flew in the quest to find my Neverland. It’s not the first time that I leave my homecountry to reach far away lands. Actually I would like to live travelling but that’s not so easy.
Tokyo and Japan are something I have always known I would have done it eventually, since I discover of its existance. I never knew what to become once a grow up and neither I have plans that goes further than the day itself but I have always been sure that one day I would have lived in Japan for a period and that I would have spoken Japanese. So, since dreams remaine dreams untill you do somethig to make them come true,  I have decided the time had come. So I picked up my marbles and I was ready to discover this land of the rising sun with each of my senses. My eyes to se the lights of one of the most incredible cities in the world, my ears to hear the sound of this beautyfull tongue, expecially when sung in a J-rock song. My nose to smell the scents of thea, the taste of eating infinite bowls of Ramen and my touch to feel what till now I could only see from far away, behind a monitor. Here my adventure begin, among the difficult of understanding such a different culture and a language that i don’t talk yet, and the joy of discovering; day after day.

 

 

 

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J’en parle de temps en temps ici, donc je suppose que certains le connaissent déjà un peu. Quand on est au Japon depuis un certain temps, il arrivent parfois qu’on aille envie de pratiquer sa langue maternel, comme le français avec des personnes autres que des touristes, ne serait-ce que pour le plaisir d’échanger sur nos difficultés d’adaptations (que n’ont généralement pas le touriste lambda). Peut-être aussi vous avez envie de communiquer avec des japonais, autrement qu’à l’école mais votre côté un peu timide ou votre bas niveau de japonais limite fortement votre conversation. Et bien voilà, c’est pour cela qu’avec mon mari on a ce petit groupe de rencontre amicale (meetup) entre francophones et japonais.
Peut-être l’aviez-vous déjà remarqué, les japonais adorent le français, qu’ils ne maîtrisent pas toujours d’ailleurs et qui donne lieu au “franponais”. Mais ce qui s’inscrivent à nos rencontres sont généralement des apprenant en français, d’anciens expatriés et qui cherchent à pratiquer le français pour ne pas l’oublier, certains autres ne viennent que pour la culture française car ils sont des passionnés soit de gastronomie, soit de cinéma français, soit de la France simplement… Tous ces japonais aiment et souhaitent partager avec des francophones leur culture et découvrir de nouvelles choses.

En visite à Kamakura

Franponais organise régulièrement des rencontres, pratiquement tous les weekend. Nous avons des rencontres gustatives dans des restaurants divers français, italiens, japonais, izakaya. Nous avons aussi des rencontres découvertes où l’on vous emmènera découvrir Kamakura, Yokohama ou encore Kawagoe, par exemple, lors de petites balades de 2h à 3h selon l’endroit. Ou encore des rencontres toutes simple version pique-nique ou petite promenade “sportive” près d’une rivière ou à travers un quartier de Tokyo. Généralement ceux sont des rencontres bons marchés. Vous ne payez en effet vos transports, vos consommations et une petite participation de 300 yens pour nous aider à maintenir le site et les événement (les prix sont toujours indiqués à l’avance). L’inscription au site est gratuite et ne vous engage absolument pas à participer, vous vous inscrivez seulement aux événements qui vous intéresseront. La seule conditions est que vous nous avertissiez au moins si vous annuler en dernière minute et même pas besoin de vous justifié.

Allez, je vous laisse avec une petite vidéo d’une de nos visites à Yokohama:

  YouTube Preview Image

Voilà si cela vous intéresse, n’hésitez pas à venir nous rentre une petite visite sur notre page meetup Franponais ou sur notre groupe Facebook Franponais (Tokyo) – meetup.

La rencontre improbable à Nakano Broadway! ^^

Sortie Hanabi au bord de la Tamagawa

 

 

 

 

 

A bientôt!

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